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CODICE ROSSO: ecco a voi  la  Riforma contro la violenza domestica e di genere

CODICE ROSSO: ecco a voi la Riforma contro la violenza domestica e di genere

Il 19 luglio 2019 è venuta alla luce la legge n. 69 denominata “Codice Rosso” con la quale sono state introdotte delle nuove ipotesi di reato per la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere.

Si chiama codice rosso per rappresentare una emergenza ed una via preferenziale, un richiamo ai codici usati nel pronto soccorso quando l’urgenza è massima.

Questa legge è appena entrata in vigore.
Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

1) E’ stata previsto un considerevole inasprimento delle pene per i reati di:

maltrattamenti contro familiari e conviventi (art. 572 c.p.);
atti persecutori (art. 612-bis c.p.);
violenza sessuale (art. 609-bis c.p.); violenza sessuale di gruppo (art. 609-octies c.p).

2) Sono stati introdotti nuovi reati:

diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (c.d. revenge-porn) (nuovo art. 612 ter c.p.);
delitto di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (nuovo art. 583-quinquies c.p.);
costrizione o induzione al matrimonio (art. 558-bis c.p.).

3) Sono state previste indagini più veloci.

La legge, infatti, obbliga i pubblici ministeri ad ascoltare le vittime di violenza domestica entro 3 giorni dal momento in cui viene presentata la denuncia.

Particolarmente interessate è l’introduzione di una fattispecie delittuosa fino ad ora non prevista e che viene giustamente regolata e sanzionata.

Parliamo della pornografia non consensuale ovvero dell’abuso sessuale tramite immagini comunemente denominato REVENGE PORN, consistente nella condivisione di immagini o video intimi di una persona senza il suo consenso, attuato sia on line che off line.

Si tratta di una forma di cyberbullismo molto avanzato che può essere attuato in diversi modi:
a. mediante sexting, ovvero lo scambio di messaggi sessualmente espliciti e di foto e video a sfondo sessuale realizzati con il telefono cellulare o web cam e pubblicati attraverso le chat, i social network, internet;
b. mediante la ripresa dei immagini intime durante un rapporto sessuale con il consenso della vittima;
c. mediante l’utilizzo delle spycam, ovvero la ripresa della vittima durante momenti intimi con telecamere nascoste;
d. mediante l’hacking dello spazio cloud della vittima, ovvero del dispositivo (smartphone, laptop, smartpad).

Il revenge porn viene punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5 mila a 15 mila euro.
Stessa pena per chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate per danneggiarle.

La pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa o se i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici. La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti commessi danneggiano persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o a danno di una donna in stato di gravidanza.

Il delitto viene punito a querela della persona offesa.
Il termine per la proporre la querela è di sei mesi, mentre la remissione della querela può essere soltanto processuale.

Con questa legge finalmente diventa reato anche la violazione dell’ordine di allontanamento dalla casa familiare ed il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Anche la previsione dei trattamenti psicologici in carcere per i maltrattanti ed i violenti è una novità estremamente positiva.
Purtroppo, però, la legge non prevede stanziamento di fondi e di risorse per effettuare tali trattamenti, né copertura finanziaria per la formazione delle forze dell’ordine e del personale giudiziario.

Il “Codice rosso” ignora l’urgenza di una strategia di cambiamento culturale, non si parla di prevenzione ma solo di repressione.
E’ forse questo il limite più grande di questa legge.
E’ necessario intervenire subito per favorire la diffusione di un concetto di parità che non si limiti a considerare un genere contro l’altro, ma che includa il concetto di complementarietà e di corresponsabilità.
Cominciamo a riconoscere il valore delle donne e a non consideriamo gli uomini come nemici.

La vera saggezza è saper stare con la differenza senza voler eliminare la differenza [cit.]

E tu cosa ne pensi? Ci piacerebbe conoscere la tua opinione! Lasciaci un tuo commento.

Questo non è amore: fermiamo la violenza domestica!

Questo non è amore: fermiamo la violenza domestica!

yLa Baronessa Catherine Ashton, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea, ha recentemente definito  la violenza sulle donne come “la più diffusa violazione dei diritti umani del nostro tempo”.

Siamo di fronte ad un vero e proprio massacro, ad una carneficina che ci coinvolge tutte: mogli, madri, compagne, amanti e figlie.

Se non sei mia non sarai di nessun altro, è il mantra che sta alla base del concetto di amore = possesso di troppi rapporti sentimentali.

Lo ha ben espresso Dacia Maraini scrivendo che “L’amore-possesso, quando è posto in discussione dal pensiero autonomo dell’amata, mette in crisi l’identità stessa dell’amante che, per paura, si trasforma in mostro. Mi rimane la domanda: perché la coscienza sociale, le nostre coscienze, non sono turbate quanto dovrebbero?

In realtà siamo letteralmente terrorizzate da ciò che quotidianamente accade.

Quasi quarantamila denunce in quattro anni.

Il fenomeno della violenza di genere non colpisce più un determinato target di persone, uno specifico gruppo di donne accomunate da una estrema vulnerabilità sia economica che psicologica, come le immigrate, le rifugiate, le disabili, le prostitute, le vittime di tratta ecc.

Questo tipo di violenza colpisce tutte noi, non conosce barriere geografiche e culturali, né di classe o etniche.

Parafrasando una famosa canzone portata alla ribalta da Whitney Houston dobbiamo dire che “We are every woman!”.

Dobbiamo identificarci con ogni donna che soffre e trasformare la loro sofferenza in un grido comune di solidarietà.

Ma cosa si intende per violenza domestica?

Il decreto legge 13 agosto 2013 n. 93 così la definisce : “[…] tutti gli atti, non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali e precedenti coniugi o persone legate da relazioni affettiva in corso o pregressa, indipendente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.

Lo scorso 15 ottobre tale decreto è stato convertito nella Legge n. 119 con alcune modifiche, volte alla previsione di nuove ipotesi di reato aggravato ed alla predisposizione di risorse finanziare per la creazione di case-rifugio a tutela delle vittime.

La nuova legge ha previsto, inoltre, l’elaborazione da parte del ministro delle pari opportunità di un piano per il recupero dei cosiddetti soggetti maltrattanti e per la sensibilizzazione dei media all’adozione di codici di autoregolamentazione affinchè l’informazione sia volta al rispetto delle donne.

Il solo intervento legislativo, però, non basta.

E’ diventato indispensabile promuovere campagne di sensibilizzazione per prevenire questo tipo di violenza e per creare e/o potenziare le azioni di sostegno e di integrazione sociale delle vittime.

La commissione europea in tal senso è già attiva dal 1997 con il programma Daphne, attraverso  il quale sostiene finanziariamente tutta l’attività di ricerca, prevenzione e cura delle vittime di violenza domestica.

L’Europa è in prima linea anche con il cosiddetto OPE, ordine di protezione europeo, efficace e concreto strumento di cooperazione che riconosce uguale tutela alle vittime di reati in tutta l’Unione Europea introdotto con la direttiva 2011/99/UE del 13.12.2011.

E’ un sistema utile a punire e ad allontanare gli aggressori, vietando a questi l’accesso ai luoghi ove la persona protetta risiede e applicando restrizioni per quanto concerne il contatto e l’avvicinamento alla vittima.

Gli stati membri devono provvedere al recepimento della direttiva entro l’11 gennaio 2015 ed essa permetterà a chiunque goda di protezione in uno Stato UE di ottenere la medesima protezione anche se si muove in un altro Paese membro.

Cogliamo, quindi, l’invito di Ernesto Che Guevara: “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo.”