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Quelli che… il motorino lo hanno solo sognato!

Quelli che… il motorino lo hanno solo sognato!

imagesAi miei tempi quando si arrivava al compimento del quattordicesimo anno di età  si sospirava per ottenere il fatidico motorino.

Che si chiamasse Ciao o Bravo o addirittura  SI poco importava, l’unica preoccupazione per noi adolescenti  di allora,  ancora in preda all’acne, ma intraprendenti  e desiderosi di autonomia, era quella di poter salire sulla sella del nostro primo motorino.

Cominciavano così le estenuanti trattative con i genitori  per raggiungere un compromesso adeguato e soddisfacente per entrambe le parti.

Nel mio caso non si raggiunse alcun accordo.  Parafrasando Einstein  sarebbe stato più semplice spezzare un atomo che il pregiudizio che avevano i miei genitori in merito alla pericolosità del  “demoniaco mezzo di trasporto”.

Da allora la bicicletta è diventato il mio mezzo di locomozione preferito.

Ma a distanza di diversi anni, con il senno della donna matura, posso affermare che la lungimiranza dei miei genitori ha tutelato la mia incolumità fisica ed il loro portafoglio.

E’ significativa, a tal proposito, l’esperienza di quel padre che ha dovuto rispondere  della violazione dell’art 97 del codice della strada perché il figlio  minorenne  aveva modificato le caratteristiche tecniche del motorino.

Oltre alla sanzione amministrativa, il padre ha dovuto subire la misura accessoria della confisca del veicolo.

Infatti, non potendo il minore essere assoggettato a sanzione amministrativa, a risponderne è colui che è tenuto alla sua sorveglianza, a meno che non riesca a dimostrare l’impossibilità di non aver potuto impedire il fatto.

 Quanto alla responsabilità del genitore esercente la potestà, per l’illecito commesso dal minore la Corte di Cassazione con sentenza n. 6685 del 21/03/2007 ha testualmente stabilito che :

la dimostrazione del genitore di non aver potuto impedire il fatto va fornita attraverso la prova di aver esercitato la massima vigilanza sul minore e di aver fatto il possibile per evitare che il medesimo circolasse su strada con un veicolo capace di sviluppare una velocità superiore a quella consentita e di aver controllato che il veicolo non venisse a tali fini modificato . Peraltro, il tipo di violazione in discorso non è inquadrabile in una condotta episodica che può sfuggire al controllo di un genitore, ma comporta una modifica stabile della meccanica del motoveicolo, che l’esercente la potestà avrebbe potuto e dovuto verificare, tenuto anche conto che trattasi di una operazione non inusuale e la cui facile realizzabilità è notoria. Né può il genitore esercente la potestà eludere i propri obblighi di vigilanza adducendo la non coabitazione con il minore, peraltro dimorante nella medesima città. “

Dal caso esaminato si trae l’insegnamento che il grado di vigilanza che devono esercitare i genitori sui figli deve essere sempre adeguato alla situazione, altrimenti si incorre in sanzioni non previste ed estremamente onerose.

E’ proprio il caso di dire “Hai voluto il motorino per tuo figlio? Allora controlla !”

Genitori disperati non mollate: in agguato il reato per abbandono di minori!

Genitori disperati non mollate: in agguato il reato per abbandono di minori!

abbandono di minoriQuante volte abbiamo detto: “ Basta non ne posso più ! Mollo tutto e me ne vado !  Siete insopportabili!

 Si  sa che non esiste una formula magica per educare un bambino.

E i bambini di oggi sono sinonimo di vivacità ed irrequietezza.

Complici  i sempre maggiori stimoli che ricevono e la velocità di apprendimento che li trasformano in un ammasso di energia travolgente ed irrefrenabile.

Nulla a che vedere con i c.d. monelli  protagonisti della letteratura per ragazzi come Tom Sawer, Gian Burrasca  e la piccola eversiva Pippi Calzelunghe,  paragonabili a bambini curiosi e divertenti ma, comunque nella norma, se messi a confronto con l’arroganza e la prepotenza dei loro coetanei contemporanei.

Mamma e papà sono sempre più disorientati e spesso non sanno a chi santo rivolgersi per educare i propri figli.

E’ cambiato l’atteggiamento nei confronti dei figli.

Molto spesso, infatti,  costituiscono una risposta narcisistica ad alcuni bisogni dell’adulto che proietta sul minore la realizzazione delle proprie aspettative di vita.

Ciò altera il rapporto con i figli e favorisce un atteggiamento confuso e disorientato ben lontano da un approccio educativo sano e sereno.

Attenzione a non cadere nel panico, i rimedi ci sono: bisogna dotarsi di un pizzico di umiltà e chiedere aiuto ad un buon psicologo che possa indicare qualche dritta da seguire per insegnare il rispetto delle regole ai bambini.

Il consiglio dell’avvocato è quello di prevenire piuttosto che curare, e, soprattutto, di non abbandonare il campo quando la resistenza psico-fisica si riduce all’osso, perché le conseguenze potrebbero essere veramente pesanti.

Due mamme siciliane sono state condannate per abbandono di minori per aver lasciato soli in casa  i loro quattro figli  rispettivamente di anni 7,6,4 e 2  per circa un’ora.

La Corte di Cassazione Penale- Sezione V- , infatti, con sentenza n. 19327 del 6.05.2013 ha stabilito che : “…che i quattro minori, rispettivamente di 7, 6, 4 e 2 anni, erano stati esposti a concreto pericolo, essendo l’abitazione in cui si trovavano soli in orario serale, sita al terzo piano dello stabile, con l’accesso al balcone aperto e una candela accesa in cucina. Né gioca a favore delle ricorrenti l’asserita brevità dei lasso temporale dell’abbandono, dal momento che esse fecero comunque rientro, dopo mezz’ora, soltanto perché contattate telefonicamente dalle forze dell’ordine che erano intervenute su sollecitazione di una parente, recatasi a trovare i nipoti almeno mezz’ora prima, con conseguente assenza da casa delle imputate per oltre un’ora.”

La norma prevista dal codice penale all’art. 591  è volta alla tutela della vita e dell’integrità fisica di persone incapaci a provvedere a se stesse, come il minore, e tale incapacità – enuncia la Suprema Corte – è presunta nel caso di infraquattordicenne ( minori da zero a tredici anni).

Si tratta, infatti, per consolidato orientamento giurisprudenziale, di un reato di pericolo.

E’ sufficiente l’esposizione dell’incapace, e in particolare del minore, ad una situazione di pericolo, anche solo potenziale, per la sua incolumità per integrare in pieno tutti gli estremi del reato.

Quindi, care mamme calma e sangue freddo, la sindrome di Pierino può essere gestita con fermezza ed un pizzico di furbizia e di ironia.

Non dimentichiamo che gli esempi, per i bambini, sono più utili dei rimproveri .

E allora facciamo tesoro  di tutte le regole delle famose tate del cinema a cominciare dalla celeberrima Mary Poppins  e chi sa, forse,  tra un  supercarifragilistichespiralidoso e  l’altro , con un poco di zucchero la pillola  (andrà) giù !

Questo matrimonio s’ha da fare!

Questo matrimonio s’ha da fare!

Crystal Harris e Hugh HefnerE’ l’amore vero che non ha età, o è la prospettiva di una vita agiata e di una cospicua pensione di reversibilità che fa innamorare? Al Giudice l’ardua sentenza!

Esempi  in tal senso non mancano: da Paola Borboni a Arnoldo Foà , da Charlie Chaplin a Gina Lollobrigida, che ultrasettantenni sono convolati a nozze con “giovani” quarantenni.

Ed il  1° gennaio 2013 si è celebrato il matrimonio del secolo  tra il patron di Playboy, il vegliardo 86enne Hugh Efner, e la prorompente sexi-coniglietta 26enne  Crystal Harris (nella foto).

Solo un gap di 60 anni divide i due innamorati!

La domanda è in crescita costante, e non solo tra i VIP, ma soprattutto tra le giovani badanti che si occupano dell’arzillo vecchietto possidente.

Non sono bastate le denunce e l’opposizione alle pubblicazioni matrimoniali dei figli del nubendo 91enne, titolare di un patrimonio immobiliare stimato in oltre tre milioni di euro, per bloccare l’intraprendente badante 45enne che ha irretito con le sue grazie il malcapitato di turno.

Sposarsi è un diritto fondamentale della persona riconosciuto  a livello costituzionale (art. 2 Cost.) ed  a livello sovranazionale (artt. 12 e 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948).

L’unica limitazione è prevista dal nostro codice civile all’art. 85, a tutela dei  soggetti più vulnerabili, che vengono dichiarati  interdetti per infermità di mente.

Tale limitazione non opera per i  beneficiari dell’amministrazione di sostegno: infatti,  il decreto istitutivo della misura di protezione non può contenere limitazioni alla capacità di contrarre matrimonio.

L’età non può essere considerata causa impeditiva al matrimonio.

Quindi, se al vegliardo nubendo non viene diagnosticata una infermità di mente e lo stesso manifesta una concreta volontà di convolare a nozze, il matrimonio s’ha da fare.

E come dicono gli inglesi : “Age doesn’t matter, unless you are a cheese” (L’età non conta, a meno che tu non sia un formaggio).