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Bambini sui social: che succede se un genitore pubblica foto senza consenso dell’altro?

Bambini sui social: che succede se un genitore pubblica foto senza consenso dell’altro?

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Non lo ripeteremo mai abbastanza: non pubblicate le foto dei bambini sui social !

L’allarme lanciato dal Garante della privacy è preoccupante :

“la pedopornografia in rete, e particolarmente nel dark web, sarebbe in crescita vertiginosa: nel 2016 due milioni le immagini censite, quasi il doppio rispetto all’anno precedente. Fonte involontaria  sarebbero i social network in cui i genitori postano le immagini dei figli”.

Perché cadiamo nella trappola di esporre i nostri figli nella vetrina digitale ?

Questa forma di “esibizionismo” genera innumerevoli web-immagini e diventa fonte gratuita e disponibile per i tanti perversi del web.

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La maschera svelata da Facebook

La maschera svelata da Facebook

I social network hanno rivoluzionato la nostra vita.

Facebook in particolare ci ha fornito  ampi spazi virtuali ove condividere grandi quantità di contenuti e informazioni personali.

Non ci siamo accorti che abbiamo perso  privacy e riservatezza e che abbiamo trasferito la proiezione sociale delle nostre vite sulle piattaforme sociali.

Abbiamo una rete di “amici” reali o virtuali con i quali interagiamo e comunichiamo  e su questo immenso palcoscenico virtuale gettiamo le nostre vite, completamente ignari delle possibili conseguenze giuridiche in merito a ciò che pubblichiamo .

Ma ci siamo mai chiesti cosa potrebbe accadere se nostro marito, nostra moglie o il nostro partner scoprisse che  abbiamo una relazione extraconiugale su Facebook o su altri social network?

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No alle foto dei minori su Facebook

2Parlare di  privacy su  Facebook  sembra  un‘assurdità.

La privacy è il diritto alla riservatezza delle informazioni personali e della propria vita privata, riconosciuto a tutti, grandi e piccini.

Ma sappiamo come comportarci quando si tratta di tutelare quella dei nostri figli?

Il codice della privacy (D. Lgs. n. 196/2003) stabilisce che non devono essere pubblicate le immagini di minori in modo che siano riconoscibili, anche se si tratta di fatti di rilevanza pubblica, a meno che non ci sia l’autorizzazione esplicita dei genitori.

Si sa, però, che ogni genitore malvolentieri resiste alla tentazione di pubblicare le foto della propria adorata progenie su Facebook, per immortalarne e condividerne tutti i momenti più significativi, dalla nascita allo spuntare del primo dentino.

Si pensi che, secondo una statistica inglese, quasi il 70% delle neo-mamme e dei neo-papà posta su Facebook, a meno di un’ora dalla loro nascita, le foto dei neonati.

Forse, però, non tutti sanno che pubblicare foto su Facebook significa immetterle in rete per un tempo indefinito ed in modo permanente (vedi anche art. “Figli digitali e genitori analogici”).

Per tutelarsi non è sufficiente cancellare le foto dal social network o gestire correttamente le impostazioni sulla privacy, limitandone la visibilità e la possibilità di condivisione.

Le immagini dei minori non dovrebbero essere affatto pubblicate.

Altrimenti, si arriva al paradosso per cui sono gli stessi genitori a rendere vulnerabili i propri figli, trasformando le loro foto in facile preda per i pedofili.

Non è raro che siano le scuole o gli asili a pubblicare in rete foto e video dei propri alunni minorenni.

Ciò è consentito dalla legge solo previo consenso espresso dei genitori e soltanto attraverso le pagine del sito istituzionale della scuola (pubblica o paritaria).

Il consenso non può essere generico, ma deve essere richiesto per ogni pubblicazione e per ogni evento, anche se collettivo.

Non è, invece, possibile, anche con il consenso dei genitori, la pubblicazione delle foto sui social network:

l’art. 18, comma 2, del D. Lgs. n. 196/2003 stabilisce, infatti, che “Qualunque trattamento di dati personali da parte di soggetti pubblici è consentito soltanto per lo svolgimento delle funzioni istituzionali”.

Ricordiamoci, quindi, che è sempre possibile chiedere alla scuola la cancellazione immediata delle immagini pubblicate illecitamente.

Attenzione anche a pubblicare su Facebook le foto dei figli minori dei nostri “amici”, potremmo trovarci involontariamente coinvolti in un processo penale.

Il Giudice di Pace di Foggia ha ritenuto colpevole del reato di lesione di diritto all’immagine, condannandolo al risarcimento dei danni morali in favore dei genitori,  l‘amico di famiglia che ha pubblicato sul proprio profilo Facebook le foto del battesimo del neonato.

Partecipare ad una festa e scattare delle fotografie non ci dà il diritto di pubblicarle, senza  il previo consenso dei soggetti ritratti.

In conclusione, evitiamo di pubblicare foto dei nostri figli: la migliore difesa resta sempre il buon senso!

Facebook: lo spezzacuori!

Facebook: lo spezzacuori!

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Facebook ti aiuta a connetterti e rimanere in contatto con le persone della tua vita”, recita la frase di apertura dell’home page del social network per eccellenza.

In realtà, oggi, Facebook ti aiuta a facilitare la separazione dalle persone che hai avuto la sventura di sposare !

Facebook è diventato il testimone di tradimenti, di flirt, di accuse ed i giudici lo hanno ritenuto attendibile ed utilizzabile in sede giudiziaria per provare relazioni ed assumere informazioni sulla situazione sentimentale dei separandi.

Siamo un po’ tutti narcisisti, abbiamo bisogno di mostrare ciò che facciamo e dove siamo e la necessità di appartenere a qualcosa o a qualcuno, alimenta la nostra autostima.

Facebook sembra assolvere ad entrambi i compiti diventando irresistibile.

Molti, per non dire la stragrande maggioranza degli utenti, non sa che con la semplice registrazione al social network si sottoscrive un vero e proprio contratto, accettandone in toto le condizioni che sono unilateralmente predisposte.

Se ci prendessimo la briga di leggerle scopriremmo che Facebook diventa proprietario indiscusso delle informazioni che immettiamo nella rete.

L’art.2 della DDR ( Dichiarazione dei diritti e delle responsabilità) prevede espressamente che : “ … per quanto riguarda  i contenuti coperti dai diritti di proprietà, ad esempio foto e video, l’utente concede a facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sottolicenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, per l’utilizzo di qualsiasi contenuto IP pubblicato su facebook o in connessione con facebook…”

Inoltre, le condizioni contrattuali non lette che sottoscriviamo, possono essere unilateralmente modificate da facebook e l’uso ininterrotto del social network successivo alle modifiche delle suddette condizioni, “costituisce implicita accettazione” delle stesse.

Ovviamente rimaniamo responsabili dei contenuti che immettiamo in rete e, nel caso di reclami e dispute tra noi utenti e facebook, dobbiamo essere disposti a volare oltre oceano perché abbiamo accettato la giurisdizione della corte di Santa Clara County in California.

Quindi, se vogliamo chiedere un aumento dell’assegno di mantenimento in sede di modifica delle condizioni di separazione al nostro ex marito, adducendo che non abbiamo lavoro e che le nostre condizioni economiche sono peggiorate  rispetto al tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, potremmo trovarci nella spiacevole situazione di vederci respinta la domanda.

Ciò in quanto facebook ha rivelato al mondo  che abbiamo instaurato  una relazione more uxorio  stabile e duratura con il nostro nuovo compagno che ci consente un tenore di vita addirittura superiore a quello avuto in costanza di matrimonio, determinando così  la sospensione del  diritto a percepire l’assegno di mantenimento.

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in data 13 giugno 2013  ha ritenuto che le fotografie e le informazioni pubblicate sul profilo personale del social network “Facebook” siano utilizzabili come prove documentali nei giudizi di separazione.

“… è noto, infatti, che il social network Facebook si caratterizza, tra l’altro, per il fatto che ciascuno degli iscritti, nel registrarsi, crea una propria pagina nella quale può inserire una serie di informazioni di carattere personale e professionale e può pubblicare, tra l’altro, immagini, filmati ed altri contenuti multimediali; sebbene l’accesso a questi contenuti sia limitato secondo le impostazioni della privacy scelte dal singolo utente, deve ritenersi che le informazioni e le fotografie che vengono pubblicate sul proprio profilo non siano assistite dalla segretezza che, al contrario, accompagna quelle contenute nei messaggi scambiati utilizzando il servizio di messaggistica (o di chat) fornito dal social network; mentre queste ultime, infatti, possono essere assimilate a forme di corrispondenza privata, e come tali devono ricevere la massima tutela sotto il profilo della loro divulgazione, quelle pubblicate sul proprio profilo personale, proprio in quanto già dì per sé destinate ad essere conosciute da soggetti terzi, sebbene rientranti nell’ambito della cerchia delle c.d. “amicizie” del social network, non possono ritenersi assistite da tale protezione, dovendo, al contrario, essere considerate alla stregua di informazioni conoscibili da terzi.”

Riscoprire la virtù dimenticata di una sana riservatezza ci potrebbe tutelare dal paradosso dei nostri tempi in cui siamo vittime di ciò che riveliamo al mondo on line in nome del rispetto e della difesa della nostra privacy.