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Il valore di una condanna

Il valore di una condanna

Può una condanna essere uno stimolo per cambiare?

In un paese come il nostro, in cui le leggi ed i principi di diritto non vengono rispettati ma solo subiti, la sentenza di condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo n. 77/07, emessa lo scorso 7 gennaio, potrebbe essere un ottimo catalizzatore del cambiamento.

Stiamo parlando della pronuncia adottata dalla Corte di Strasburgo nei confronti dell’Italia, in materia di attribuzione del cognome materno.

Attualmente nel nostro paese al neonato si attribuisce il cognome del padre, mentre solo in casi eccezionali e mediante una macchinosa procedura è possibile inserire anche il cognome materno [vedi anche art “Voglio il cognome di mamma!”].

La Corte e.d.u. (Corte europea dei diritti dell’uomo) ha stabilito che “La preclusione nell’assegnazione al figlio del solo cognome materno è una discriminazione sulla base del sesso e costituisce una violazione dell’art. 8 e dell’art. 14 della Convenzione europea sui diritti del’uomo.”

Anche il rispetto della vita privata ed il divieto di eccesive ingerenze da parte dello stato nella vita familiare, devono essere rispettivamente garantiti e tutelati.

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