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Le relazioni pericolose: suoceri e coniugi a confronto

Le relazioni pericolose: suoceri e coniugi a confronto

Alcune relazioni sono pericolose e foriere di guai se non gestite con prudenza e razionalità.

Stiamo parlando dei rapporti con i nostri suoceri, ovvero con l’altra coppia di genitori che acquisiamo appena convoliamo a nozze.

Purtroppo le suocere sfascia-matrimoni non sono un cliché da commedia all’italiana, ma una triste realtà e, spesso, un irrisolvibile problema.

Si sa che la suocera non suona il campanello perché ha le chiavi e che nessuna donna è mai abbastanza brava per il suo figliolo.

Ma se pensate che non c’è da sperare concordia familiare finché è in vita vostra suocera, non avrete un’esistenza facile.

Le capacità delle suocere di insinuarsi nelle più remote pieghe della vostra vita coniugale sono così elevate che potreste ritrovarle a testimoniare in tribunale contro di voi accusandovi di aver intessuto relazioni extraconiugali a danno dei loro adorati figli.

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Quando l’omosessualità non è causa di addebito

Quando l’omosessualità non è causa di addebito

Roger Peyrefitte, scrittore, diplomatico ed attivista per i diritti dei gay, era solito affermare “Uno non dovrebbe mai perdere la speranza. L’omosessualità può colpire un eterosessuale a qualsiasi età.”

L’omosessualità è una variante del comportamento sessuale talvolta consapevole, accettata e dichiarata, talaltra inconsapevole e latente che opera al di sotto dei livelli di coscienza.

L’omosessualità femminile, così come quella maschile, è sempre esistita e non ha mai cessato di essere oggetto di discussioni e divergenze.

I fattori che determinano l’orientamento sessuale definitivo di una persona scaturiscono dall’interazione complessa di elementi di natura biologica, psicologica, sociale e relazionale.

Spesso la difficoltà di instaurare rapporti con l’altro sesso può essere la causa di una omosessualità che resta latente o inconscia per lungo tempo.

E quando si scopre che il proprio coniuge non costituisce più un punto di riferimento saldo e gratificante e che il proprio orientamento sessuale si rivela prevalentemente omosessuale da non consentire più alcuna condivisione fisica con il proprio marito e/o moglie, la rilevata omosessualità non potrà essere considerata motivo di addebito della conseguente separazione.

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La grande truffa del principe azzurro

La grande truffa del principe azzurro

Il principe azzurro non esiste! Prima ce ne rendiamo conto meglio è.

La vera identità del principe non è mai stata esattamente delineata: di lui, nelle innumerevoli fiabe, si è sempre evidenziato l’aspetto affascinante, il coraggio e l’estremo romanticismo che ammalia e conquista la damigella di turno.

E’ altrettanto noto che “prima d’incontrare il principe azzurro, ci tocca baciare un sacco di rospi”, senza avere, tuttavia, la matematica certezza che il fatidico incantesimo si sciolga.

Spesso i nostri agognati principi azzurri si perdono irrimediabilmente nel bosco, tanto che  neppure il più sofisticato dei GPS  sarebbe in grado di rintracciarli.

E se smettessimo di inseguirlo e dirottassimo, invece,  le nostre energie verso la ricerca dell’uomo giusto e adatto a noi?

Si sa che il talento sta nelle scelte.

Scegliere bene e con criterio significa avere una vita appagante e consapevole.

Quindi nello scegliere il nostro compagno, marito, padre dei nostri figli o uomo della nostra vita, una volta abbandonato l’illusorio stereotipo del principe, facciamo attenzione ai tratti caratteristici della sua personalità.

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Consigli per gli acquisti

Consigli per gli acquisti

Compro ergo sum!

Compro, quindi esisto e mi sento realizzata.

Se non ci perdiamo neanche una svendita, se il navigatore della nostra auto ha in memoria solamente gli indirizzi degli outlet e se siamo aggiornatissime sulla apertura dei vari temporary shops, potremmo rientrare nella tipologia dei soggetti a rischio oniomania.

Termine che definisce un disordine comportamentale, più comunemente conosciuto come sindrome da shopping compulsivo, in grado di provocare significative conseguenze nella vita personale e familiare del soggetto colpito.

Sembrerà banale, ma la modalità con cui effettuiamo i nostri acquisti può avere importanti ripercussioni sulla vita di coppia, tanto da costituirne una giusta causa di addebito delle separazioni.

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Quando la coppia scoppia di chi è la colpa? L’addebito nella separazione

Quando la coppia scoppia di chi è la colpa? L’addebito nella separazione

2-(1)Confucio diceva che “Avere la coscienza pulita è segno di cattiva memoria”.

Nulla di più vero.

Basti pensare alla battaglia delle colpe, delle responsabilità e degli addebiti che si scatenano quando i giochi tra marito e moglie sono finiti (the game is over).

Scatta il countdown degli insulti, dei “ricatti” ed inizia una lunga e feroce guerra che vedrà entrambi gli ex coniugi perdenti e con il portafoglio notevolmente alleggerito.

L’intollerabilità della convivenza non determina solamente la crisi del rapporto coniugale, ma ha una efficacia causale sulla determinazione della cosiddetta addebitabilità della separazione.

Per decidere di chi è la colpa, il giudice deve svolgere una indagine globale e comparativa dei comportamenti di entrambi i coniugi e poi deve valutare chi dei due abbia dato il contributo maggiore alla crisi matrimoniale.

Ma quali sono i presupposti di una pronuncia di addebito?

Primo fra tutti la violazione cosciente e volontaria di uno dei doveri matrimoniali che determini l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza o un grave pregiudizio all’educazione dei figli.

Ovviamente non sono sufficienti episodiche ed isolate violazioni di singoli doveri coniugali:

il giudice dovrà attentamente accertare il contesto in cui le stesse siano maturate, dovrà tener conto dei comportamenti complessivi di entrambi i coniugi, chi per primo è stato inadempiente e quali siano stati i comportamenti di reazione dell’altro coniuge assunti a difesa delle sofferenze materiali e spirituali patite.

Qualora i fatti accertati si traducano “in una aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l’incolumità e l’integrità fisica, morale e sociale dell’altro coniuge ed oltrepassino quella soglia minima di solidarietà e rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalità del partner, essi sono insuscettibili di essere giustificati come ritorsione e reazione al comportamento“ del coniuge inadempiente [Cass. Civ. n. 15101/2004].

Può accadere, infatti, che i comportamenti di entrambi i coniugi siano valutabili come gravemente contrari ai doveri imposti dal matrimonio ed idonei a produrre la rottura del rapporto coniugale, configurando, così, una pronuncia di addebito della separazione ad entrambi i coniugi [Cass. Civ., sez. I, sentenza 26 giugno 2013 n. 16142].

L’addebito, nato come sanzione specifica a carico del coniuge colpevole di comportamenti contrari al matrimonio, potrebbe ricadere così su tutti e due i coniugi con conseguenza di carattere patrimoniali particolarmente onerose per entrambi, che vedrebbero il venir meno dei reciprochi obblighi di assistenza (assegno di mantenimento) ed i vincoli di carattere ereditario.

Si sa che l’equilibrio è una dote rara e dovrebbe essere utilizzata soprattutto nei momenti di crisi e di conflitto perché, come scriveva il Manzoni nei Promessi Sposi, “La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell’una o dell’altro.”