Gli animali ci osservano: siamo in grado di sostenere il loro sguardo?

Gli animali ci osservano: siamo in grado di sostenere il loro sguardo?

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Gli animali parlano, ma solo a chi sa ascoltarli!

Nel nostro Paese ci sono più di sette milioni di cani ed il 55 % delle famiglie italiane ne possiede almeno uno.

Il valore del rapporto uomo-animale è stato più volte sottolineato sia dalla legislazione europea, che nazionale.

«Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti e il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale» così recita l’art.1 della Legge 281/1991.

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Biotestamento: voglio scegliere io quando morire

Biotestamento: voglio scegliere io quando morire

[vc_row][vc_column][vc_column_text]«Se non posso essere quello che sono adesso, preferisco morire», queste furono, secondo Beppino Englaro, le parole della figlia un anno prima del tragico incidente (Englaro B. – Nave E., Eluana. La libertà e la vita, Rizzoli, Milano 2009).

Non sapremo mai se Eluana quelle parole le abbia effettivamente pronunciate con la forza e consapevolezza che oggi sono previste per la sottoscrizione del c.d. testamento biologico o biotestamento.

Dopo nove anni dalla morte di Eluana, con un lungo e tortuoso percorso, non privo di polemiche, anche in Italia la battaglia di compassione e di libertà è stata finalmente vinta con la Legge 219 del 22 dicembre 2017, entrata in vigore lo scorso 31 gennaio.

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Alzheimer: come i familiari possono tutelare il malato

Alzheimer: come i familiari possono tutelare il malato

Bisogna incominciare a perdere la memoria, anche solo a pezzi e bocconi, per rendersi conto che è proprio questa memoria a fare la nostra vita. Una vita senza memoria non sarebbe una vita, così come un’intelligenza senza possibilità di esprimersi non sarebbe un’intelligenza. La nostra memoria è la nostra coerenza, la ragione, l’azione, il sentimento. Senza di lei, siamo niente.

Luis Bunuel

Stiamo parlando di quell’enorme magazzino in cui conserviamo tutte le tracce delle nostra esperienza passata che definiamo memoria.

Stiamo parlando, anche, della malattia più subdola, devastante ed irreversibile che conta 47 milioni di pazienti nel mondo ed oltre 600 mila in Italia che definiamo Alzheimer.

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Il Testamento Solidale

Il Testamento Solidale

Il valore di un uomo dovrebbe essere misurato in base a quanto dà e non in base a quanto è in grado di ricevere.” sosteneva Albert Einstein 

Promuovere la cultura della solidarietà è fondamentale per rinnovare una coscienza civile appassita e talvolta sterile.

Testamento Solidale è una campagna che per la prima volta vede unite le più prestigiose ed autorevoli associazioni con la finalità di informare e sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di un gesto che può fare la differenza nella vita dei più bisognosi.

Fare un lascito solidale ad associazioni come ActionAid, AIL, AISM, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo D’oro, Save the Children, Amref, Università Campus Bio-Medico di Roma e Fondazione Operation Smile Italia Onlus, significa garantire cibo, salute ed istruzione a milioni di bambini.

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Genitori, non siete immortali! Di testamento e tutori

super_genitoriL’immortalità è dire ogni giorno “Ci vediamo domani”, diceva il protagonista dell’omonimo film interpretato da Enrico Brignano, perché quando pronunciamo quelle parole crediamo davvero che nulla possa accaderci.

Poi leggiamo notizie come: “Guida drogato sul Grande Raccordo Anulare e travolge auto. Muoiono un carabiniere e la moglie. L’investitore risultato positivo al test antidroga: prima ricoverato in ospedale poi portato a Regina Coeli. Le vittime lasciano due figli di 5 e 8 anni”, e pensiamo: e se succedesse a noi, a chi lasceremmo i nostri figli?

La legge stabilisce che, se un minore resta senza genitori, il giudice tutelare provvede a nominare un tutore.

Generalmente, il tutore viene scelto tra le persone più vicine al minore: nonni, zii o tra coloro che si siano occupati del minore in virtù di un rapporto affettivo costante.

Potrebbero essere scelte anche persone non legate da vincoli di parentela, purché abbiamo un particolare legame con il minore, ed età e condizione familiare tale da consentire che la sua crescita  avvenga in un ambiente sano ed idoneo.

Il giudice potrebbe anche sentire il minore se l’età (deve aver raggiunto 16 anni) e la sua capacità di discernimento lo consentono.

Se, invece, siamo genitori previdenti potremmo inserire la designazione di un tutore per i nostri figli minori nel testamento.

Ce lo consente l’art. 348 del codice civile.

Tale designazione ha valore solo se proviene dal genitore legittimo, naturale o adottivo, che abbia esercitato per ultimo la potestà genitoriale sul minore.

Un problema potrebbe sorgere nel caso di commorienza dei due genitori che abbiamo lasciato designazioni di tutori che non coincidano.

In tal caso, interverrà il giudice tutelare e provvederà alla scelta del tutore ritenuto più idoneo.

L’ideale sarebbe la designazione congiunta del tutore da parte dei due genitori.

Attenzione, però, a non inserirla in un unico atto testamentario perché sarebbe travolta da nullità, essendo vietato dal nostro ordinamento, ai sensi dell’art. 589 del codice civile, il cosiddetto testamento congiuntivo.

Prevenire le conseguenze nefaste di una nostra improvvisa e non auspicabile dipartita mediante la designazione di un tutore per i figli minori, ci permette di continuare il nostro ruolo genitoriale attraverso coloro che riteniamo più idonei ed affidabili per garantire un futuro alla nostra progenie.

E ci piace pensare che ciò possa anche essere una sorta di rito scaramantico di lunga vita.

Scendiamo a patti (parte I)

Scendiamo a patti (parte I)

vignetta umoristicaLa prima generazione crea, la seconda conserva e la terza distrugge” recita un vecchio adagio, ma nonostante la crisi e i detti popolari, le aziende familiari italiane sono quelle che producono più redditività.

Non si diventa imprenditori in un giorno!

Occorre un grande impegno per consentire alle nuove generazioni di proseguire con successo l’opera del fondatore e capitano di impresa.

Spesso, la conflittualità che sorge nelle complesse relazioni tra famiglia e impresa (due realtà sovrapposte, ma non coincidenti) rallenta o paralizza il processo evolutivo dell’impresa stessa.

Gli interessi economici e patrimoniali della famiglia ed il contestuale sviluppo dell’impresa devono essere tutelati per tempo, attraverso una corretta gestione del passaggio generazionale.

Nella prassi  avviene che il padre di famiglia, generalmente il fondatore dell’impresa, associ, senza formalità, uno dei figli nella gestione dell’impresa e, poi, dopo un certo periodo, gli ceda senza alcun corrispettivo, né ulteriori formalità, l’intera attività.

E gli altri figli?

L’ipotesi di una sostanziale lesione della quota di legittima si concretizza visibilmente, soprattutto nel caso, purtroppo frequente, in cui l’imprenditore deceduto non lasci alla sua morte altri beni rilevanti.

Una successione imprenditoriale di successo implica  tempestività, ovvero il  titolare di un impresa individuale o il socio di riferimento di un importante società di capitali che voglia individuare il proprio successore nell’attività economica,  dovrebbe farlo quando ancora non se ne sente la necessità.

Nel nostro ordinamento non è consentita la stipulazione di patti successori: pertanto, l’eredità si devolve per legge o per testamento.

Tuttavia la legge n. 55 del 14 febbraio 2006, che ha inserito nel codice civile  sette nuovi articoli (dal 768 bis al 768 octies), ha introdotto un nuovo ed alternativo contratto  denominato patto di famiglia.

Il patto di famiglia è : “… il contratto con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, l’azienda, e il titolare di partecipazioni societarie trasferisce, in tutto o in parte, le proprie quote, ad uno o più discendenti ...”.

Tale contratto è redatto per atto pubblico, anticipa la futura successione dell’imprenditore e tutela i legittimari (cioè  gli eredi che la legge prevede non possano essere esclusi, come ad esempio il coniuge ed i figli).

Si realizza così un patto successorio lecito stipulato tra l’imprenditore da un lato, e i suoi discendenti, il coniuge e gli altri legittimari dall’altro.

In questo modo, la continuità della gestione dell’impresa familiare viene assicurata  con:

a)  l’individuazione di uno o più discendenti (figli o nipoti) dell’imprenditore, ritenuti più idonei a guidare l’impresa;

b)  il conseguente trasferimento dell’azienda o delle partecipazioni al designato/i;

c)  la liquidazione dei diritti economici dei legittimari ai quali non viene trasferita l’azienda o le partecipazioni.

Utilizzando il patto di famiglia si possono evitare deterioramento e disgregazione dell’azienda  favorendo, invece, la continuità dell’impresa nell’ambito familiare.