Quando si parla di bigenitorialità e di tempi paritari di permanenza dei genitori presso i figli, mi balza alla mente la storia del re Salomone e delle due mamme del bambino da tagliare a metà.

Da dimezzare, in questo caso, non saranno i figli, ma il tempo da trascorrere con loro.

Quantità di tempo o tempo di qualità? Questo è il dilemma!

 

Si sa che la crisi coniugale e la conseguente separazione comportano necessariamente una regolamentazione dei rapporti tra gli ex coniugi  circa le modalità con cui i figli devono incontrare il genitore non collocatario.

Termine tecnico, quest’ultimo, per indicare il genitore che è uscito dalla casa famigliare.

Generalmente e nella prassi avviene che il genitore che non vive più con i figli, li incontra una o due volte a settimana con eventuale pernotto e durante i weekend a settimane alterne.

Tuttavia, esistono diverse possibilità di esercitare il diritto di visita, alcuni genitori hanno trovato nella modalità on line (ad esempio, via skype o attraverso l’utilizzo di altri software a disposizione nel web) l’opportunità di vedere i figli quotidianamente.

Si tratta di un escamotage estremo e bizzarro, ma decisamente efficace per tutti quei genitori che lavorano e vivono in città diverse e lontane.

Ricordiamoci sempre di mettere al centro della nostra attenzione il supremo interesse del minore ovvero il suo diritto di vivere all’interno della famiglia di origine e di mantenere un sano rapporto con entrambi i genitori.

Si chiama diritto alla bigenitorialità.

Ma bigenitorialità significa anche parità di diritti e doveri dei genitori nei confronti dei figli.

Entrambi i genitori, infatti, devono poter mantenere con i minori una relazione affettiva significativa, che è indispensabile per la loro sana ed equilibrata crescita.

Ogni genitore, oltre a collaborare con l’altro nelle decisioni più importanti che riguardano i figli, deve saper essere, nel contempo, un autonomo punto di riferimento ed in grado di costruire un rapporto genitoriale esclusivo e scevro da inopportune interferenze dell’ex coniuge o dell’ex convivente.

Garantire ai propri figli una stabilità di vita significa anche evitare che i ragazzi vivano con la valigia o con lo zaino in mano e siano sottoposti ad un continuo spostamento tra la casa del padre e la casa della madre.

Di conseguenza, essere presenti nella vita dei propri figli, non significa applicazione di una proporzione matematica paritaria dei tempi di frequentazione dei minori .

Ce lo dice in modo esplicito la Cassazione: “[…] La bigenitorialità vuol dire presenza comune di entrambe le figure parentali nella vita del figlio e cooperazione nell’adempimento dei doveri genitoriali, ma non comporta necessariamente una divisione paritetica del tempo da trascorrere con il minore, essendo invece sufficiente prevedere modalità di frequentazione tali da garantire il mantenimento di una stabile consuetudine di vita e di salde relazioni affettive con il genitore […]”

Non esiste una regola ferrea da seguire, la ricerca del giusto equilibrio è sempre in continua evoluzione.

Facciamo attenzione, però,  a non diventare solamente i genitori della domenica.

Cerchiamo, invece, di spendere con prudenza, generosità ed intelligenza il tempo da trascorrere con i nostri figli, senza dimenticare che sono il bene più prezioso di cui disponiamo.