Dopo 44 anni dall’emanazione della legge sul divorzio (la n. 898 del 1970) riparte l’iter del cosiddetto divorzio breve.

La brevità è l’anima stessa della saggezza“, diceva l’Amleto shakespeariano. Spesso, però,  brevità è sinonimo di velocità.

La velocità è insita nella contemporaneità, è il trionfo “del qui e subito” che crea la cultura “dell’adesso e della fretta.”

Viviamo in un’epoca storica in cui l’accelerazione equivale ad efficienza ed i ritmi frenetici e pressanti sono sinonimo di competitività ed avanguardia.

Come possiamo tollerare ancora un attesa di tre anni dalla data della separazione per poter divorziare?

divorzio breveIl nuovo testo presentato alla Commissione Giustizia della Camera ha approvato la modifica dell’art. 3 della legge sul divorzio, riducendo ad un anno il tempo di separazione necessario per ottenere il tanto agognato divorzio.

Nel caso in cui, invece, non ci siano figli minori e la separazione sia consensuale, il termine per il divorzio si riduce a nove mesi.

Inoltre, i nuovi termini non decorreranno più dalla data di comparizione dei coniugi dinanzi al presidente del Tribunale nella procedura di separazione, ma dal deposito della domanda di separazione stessa.

Ma la novità più interessante che il disegno di legge mira ad introdurre è quella di rendere superflua la comparizione della coppia che scioglie il proprio vincolo matrimoniale consensualmente dinanzi al giudice.

L’accordo, infatti, potrà essere redatto in privato con l’assistenza degli avvocati senza la necessità di recarsi in tribunale.

Trattasi della c.d. “procedura di negoziazione assistita da un avvocato” tipica del modello francese a cui l’Italia intende rifarsi.

Ci si sta muovendo nell’ottica di una semplificazione e snellimento delle procedure, e ci auguriamo seriamente che qualche piccola e semplice modifica possa avvantaggiare la nostra frenetica vita.

Chissà, forse un giorno riusciremo a divorziare con un tweet purché la velocità e la brevità sia contenuta nei 140 caratteri.