Avvocato, non voglio che i miei figli passino del tempo con la nuova compagna del padre. Come posso impedirlo?”

Questa è la frase che noi avvocati, in sede di regolamentazione delle modalità di affidamento dei figli, ci sentiamo spesso rivolgere dai nostri assistiti, siano essi ex mogli-madri o ex mariti-padri.

Nella maggior parte dei casi, gli appellativi che vengono utilizzati per descrivere la nuova compagna o il nuovo compagno assumono connotati più coloriti con sfumature tendenti ad una volgarità spinta e mordace.

Ma il profondo e non troppo latente significato è quello di non consentire che durante le visite ai figli vi sia la presenza anche della nuova compagna/o con cui il padre o la madre abbiano intessuto una relazione sentimentale.

Il motivo di tale – e purtroppo frequente – atteggiamento nasce da un alto grado di conflittualità tra gli ex coniugi, e dall’incapacità di accettare la presenza nella vita dei propri figli di altre figure adulte che occupano un posto di rilievo nella vita dell’altro genitore.

La Cassazione già nel gennaio 2009, con la sentenza n. 283, aveva stabilito che non si può prevedere il divieto che agli incontri previsti per il padre o la madre non collocataria sia presente anche il nuovo partner.

kramer-contro-kramer nuovo compagnoMa la sezione IX del Tribunale Civile di Milano, con ordinanza del 23.03.2013, ribadisce il concetto in modo più dettagliato ed esaustivo, osservando che “in assenza di pregiudizio per il minore e adottando le opportune cautele, il genitore ha diritto a coinvolgere il proprio figlio nella sua nuova relazione sentimentale […] ciò a maggior ragione dove il periodo di riferimento non sia quello immediatamente successivo alla separazione (e più delicato) ma quello divorzile a distanza di diversi anni dalla rottura della convivenza madre-padre.

Questo principio è applicabile anche nel caso in cui la nuova compagna/o del papà o della mamma siano stati la causa della cessazione del vincolo matrimoniale.

Non vanno mai confusi il piano della infedeltà coniugale con quello dell’affidamento dei figli.

Il Giudice potrà prevedere una limitazione alla frequentazione dei nuovi compagni solo “se l’interesse della prole fosse esposto a rischio”.

Il Tribunale di Milano, inoltre, evidenzia “che la migliore letteratura psicologica sul punto ritiene che il graduale inserimento dei nuovi compagni, nella vita dei figli di genitori separati, corrisponda al loro benessere, dove madre e padre abbiano cura e premura di far comprendere alla prole che le nuove figure non si sostituiscono a quelle genitoriali”.

E non dimentichiamoci mai che di mamma (e di papà) ce n’è una sola!