2-(1)Confucio diceva che “Avere la coscienza pulita è segno di cattiva memoria”.

Nulla di più vero.

Basti pensare alla battaglia delle colpe, delle responsabilità e degli addebiti che si scatenano quando i giochi tra marito e moglie sono finiti (the game is over).

Scatta il countdown degli insulti, dei “ricatti” ed inizia una lunga e feroce guerra che vedrà entrambi gli ex coniugi perdenti e con il portafoglio notevolmente alleggerito.

L’intollerabilità della convivenza non determina solamente la crisi del rapporto coniugale, ma ha una efficacia causale sulla determinazione della cosiddetta addebitabilità della separazione.

Per decidere di chi è la colpa, il giudice deve svolgere una indagine globale e comparativa dei comportamenti di entrambi i coniugi e poi deve valutare chi dei due abbia dato il contributo maggiore alla crisi matrimoniale.

Ma quali sono i presupposti di una pronuncia di addebito?

Primo fra tutti la violazione cosciente e volontaria di uno dei doveri matrimoniali che determini l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza o un grave pregiudizio all’educazione dei figli.

Ovviamente non sono sufficienti episodiche ed isolate violazioni di singoli doveri coniugali:

il giudice dovrà attentamente accertare il contesto in cui le stesse siano maturate, dovrà tener conto dei comportamenti complessivi di entrambi i coniugi, chi per primo è stato inadempiente e quali siano stati i comportamenti di reazione dell’altro coniuge assunti a difesa delle sofferenze materiali e spirituali patite.

Qualora i fatti accertati si traducano “in una aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l’incolumità e l’integrità fisica, morale e sociale dell’altro coniuge ed oltrepassino quella soglia minima di solidarietà e rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalità del partner, essi sono insuscettibili di essere giustificati come ritorsione e reazione al comportamento“ del coniuge inadempiente [Cass. Civ. n. 15101/2004].

Può accadere, infatti, che i comportamenti di entrambi i coniugi siano valutabili come gravemente contrari ai doveri imposti dal matrimonio ed idonei a produrre la rottura del rapporto coniugale, configurando, così, una pronuncia di addebito della separazione ad entrambi i coniugi [Cass. Civ., sez. I, sentenza 26 giugno 2013 n. 16142].

L’addebito, nato come sanzione specifica a carico del coniuge colpevole di comportamenti contrari al matrimonio, potrebbe ricadere così su tutti e due i coniugi con conseguenza di carattere patrimoniali particolarmente onerose per entrambi, che vedrebbero il venir meno dei reciprochi obblighi di assistenza (assegno di mantenimento) ed i vincoli di carattere ereditario.

Si sa che l’equilibrio è una dote rara e dovrebbe essere utilizzata soprattutto nei momenti di crisi e di conflitto perché, come scriveva il Manzoni nei Promessi Sposi, “La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell’una o dell’altro.”