La poesia ci salverà? Intervista ad Umberto Piersanti

La poesia ci salverà? Intervista ad Umberto Piersanti

Postato da il 25 novembre 2014 in Femminicidio | 0 Commenti

  25 NOVEMBRE 2014 – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. FamigliaBlog ha avuto il privilegio di intervistare Umberto Piersanti, una delle voci più originali e più importanti nel panorama della poesia contemporanea. Candidato al premio Nobel per la letteratura nel 2005, è accreditato dalla critica  come uno dei maggiori protagonisti della cultura poetica nazionale. Professor Piersanti, secondo lei l’amore che uccide può essere definito amore? No! Anche se può essere passione, assurdo, assoluto, totalità. Io ho conosciuto amori e passioni che sono arrivati anche vicino ad uccidere. Però ritengo che quando si uccide vi è un senso del possesso. Uccidi perché qualcosa, per un motivo o per un altro, ti sfugge e la prima caratteristica di un amore vero è la mancanza di possesso, anzi, l’amore più totale è quello che riesce a fare a meno della gelosia intesa come possesso dell’altro. Un amore maturo deve essere un amore che comporta rispetto ed attenzione, altrimenti diventa una passionaccia cupa più o meno sensuale. L’amore vero è un amore consapevole che sa vedere ed affrontare le cose. La poesia può salvarci? Possiamo attribuire alla poesia un ruolo sociale anche nel senso di educare sentimentalmente gli uomini? La poesia può aiutarci ad essere più veri. Non ha una funzione immediata. Certamente chi ama la poesia sarà meno legato a bisogni immediati e diretti ed al senso di possesso. Però non c’è una utilità diretta della poesia. La poesia dandoci una percezione più alta e più profonda delle cose, indirettamente può aiutarci  a difenderci dalle nostre cose peggiori. Ma molto indirettamente. La poesia è prima di tutto un valore antropologico rende più ricchi ma non  necessariamente più buoni. Il poeta può essere anche un criminale. Verlaine ha sparato a Rimbaud per gelosia. Non pensiamo che il poeta sfugga alle miserie di tutti gli umani. Non basta essere poeta. Posso giudicare positivamente la poesia e nello stesso tempo giudicare la negatività dell’uomo poeta. Ad esempio D’Annunzio era un uomo che amava in modo egotico e questo non è positivo. La poesia serve ad essere più umani e più veri. Certamente ci distacca un po’ dalle cose più mediocri e modeste, forse riesce a trascinarci ad un pensiero più alto, ma non sempre. E lei quale poesia dedicherebbe alla donna? Una delle poesie più belle dedicate ad una donna è “A Silvia” di Leopardi, è incomparabile, non è una poesia d’amore ma una poesia di totale avvenenza del femminile. Silvia rappresenta la bellezza del mondo, della vita, della natura, ed in quanto donna rappresenta una delle bellezze del vivere. Questa è una poesia altissima dedicata ad una donna. Tra le mie poesie dedicherei alla donna una poesia che ho scritto diversi anni fa per una donna che forse non c’è più e con la quale ho fatto una fuga nel tempo differente in mezzo alle lotte del ‘68, abbandonando tutto mi sono rifugiato con lei in un monte dove l’amore e la distanza e l’idillio hanno vinto anche sulla polis e sulla società. La poesia che ci ha declamato il Professor Piersanti è contenuta nella raccolta intitolata “Tra alberi e vicende: poesie 1967 – 1990”, Archinto Editore, 2009....

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I figli del femminicidio: l’altra faccia della medaglia

I figli del femminicidio: l’altra faccia della medaglia

Postato da il 20 gennaio 2014 in Femminicidio | 0 Commenti

“Le cose andranno male fin quando ai bambini non sarà concesso di scegliere i propri genitori.” (Giovanni Soriano, Maldetti. Pensieri in soluzione acida, 2007) In Italia non esiste una legge che tuteli gli orfani del femminicidio. Sono più vittime delle stesse vittime ma di loro non si parla. Le statistiche dicono che l’82% delle vittime di femminicidio sono madri con figli minorenni che hanno assistito alle violenze subite in famiglia. Ci siamo mai chiesti quale sarà il loro futuro, e soprattutto, se avranno un futuro? I figli del femminicidio vengono generalmente affidati ai parenti più prossimi come zii e nonni e trattati , in assenza di regole precise e specifiche, alle stregua degli altri minori abbandonati o privi di genitori adeguati. Ma le loro storie sono differenti, il loro trauma è più drammatico, le loro ferite sono più profonde, difficilmente rimarginabili e con conseguenze irreversibili. Gli psicologi che hanno studiato il fenomeno hanno segnalato l’altissimo rischio di disturbo post-traumatico da stress cronico con tendenza al suicidio, all’abuso di sostanze stupefacenti, alcool, oltre ad una spiccata tendenza alla criminalità, violenza e prostituzione che colpisce la quasi totalità dei c.d. orfani del femminicidio. Switch-off è il primo progetto europeo che si occupa di questa problematica; nel sito www.switch-off.eu leggiamo: “[…] non possiamo dire se la perdita di un genitore in questo modo è peggiore di qualsiasi altra cosa, ma sappiamo che gli orfani del femminicidio hanno un estremo bisogno di essere ascoltati e capiti: le loro vite sono state improvvisamente <spente>. Non hanno nessuno a cui dare la colpa se non ai loro padri, e questo è, di per sé, devastante e non riduce il trauma, ma lo accentua.“. Servono reti di supporto specializzate che possano garantire sostegno psicologico, legale ed economico mirato allo specifico target  vittimiologico. La costituzione di fondi dedicati, che consentano e/o facilitino l’ingresso nel mercato del lavoro ai figli del femminicidio, sarebbe il primo e concreto passo per restituire loro quel briciolo di speranza per credere ancora che la vita è bella e, nonostante tutto, merita di essere vissuta.  ...

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25 Novembre 2013: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

25 Novembre 2013: Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

Postato da il 25 novembre 2013 in Femminicidio | 0 Commenti

Come anticipato, in esclusiva per Famiglia Blog l’intervista alla cantante italo-americana Laura Trent e a seguire il video del suo nuovo singolo “Emily” tratto dall’album “All on board”, girato tra Roma, Venezia e Berlino. Consigliamo la lettura del testo, sia in inglese che in italiano, che abbiamo trascritto per voi subito dopo il video. “Emily” She’s walking slowly down main street today She has the weirdest look on her face… She’s headed straight …Not looking back She has a face that most of us rejects… Can someone help me Emily’s lonely Can someone grab her Emily’s jumping… Please Stop! Do you ever wonder Why life is so cold? Just another story ending with the news… I’m so sorry Emy The world is paralyzed. I won’t let you go I won’t ignore your eyes I’m headed back There’s no control what a wicked, wicked time to be alone… Can someone Help me Emily’s lonely Can someone grab her Emily’s jumping… Please Stop! Can someone Help me Emily’s lonely Can someone grab her Emily’s jumping… Please Stop! Can someone Help me Emily’s lonely Can someone grab her Emily’s jumping… Please Stop! “Emily” Cammina lentamente lungo la strada principale, oggi ha uno strano sguardo sul viso Lei va avanti, non guarda indietro Ha il viso che la maggior parte di noi rifiuta (di vedere) Qualcuno può aiutarmi Emily é sola Qualcuno può afferrarla Emily sta per buttarsi Per favore, fermati. Ti chiedi mai perché la vita é così fredda? Un’altra storia che finisce tra le notizie Mi dispiace Emy, il mondo é paralizzato Io non ti lascerò andare non ignorerò i tuoi occhi Torno indietro, sei fuori controllo che terribile momento per ritrovarsi soli Qualcuno può aiutarmi Emily é sola Qualcuno può afferrarla Emily sta per buttarsi Per favore Fermati Qualcuno può aiutarmi Emily é sola Qualcuno può afferrarla Emily sta per buttarsi Per favore...

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Questo non è amore: fermiamo la violenza domestica!

Questo non è amore: fermiamo la violenza domestica!

Postato da il 21 ottobre 2013 in Femminicidio | 5 commenti

La Baronessa Catherine Ashton, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea, ha recentemente definito  la violenza sulle donne come “la più diffusa violazione dei diritti umani del nostro tempo”. Siamo di fronte ad un vero e proprio massacro, ad una carneficina che ci coinvolge tutte: mogli, madri, compagne, amanti e figlie. Se non sei mia non sarai di nessun altro, è il mantra che sta alla base del concetto di amore = possesso di troppi rapporti sentimentali. Lo ha ben espresso Dacia Maraini scrivendo che “L’amore-possesso, quando è posto in discussione dal pensiero autonomo dell’amata, mette in crisi l’identità stessa dell’amante che, per paura, si trasforma in mostro. Mi rimane la domanda: perché la coscienza sociale, le nostre coscienze, non sono turbate quanto dovrebbero?” In realtà siamo letteralmente terrorizzate da ciò che quotidianamente accade. Quasi quarantamila denunce in quattro anni. Il fenomeno della violenza di genere non colpisce più un determinato target di persone, uno specifico gruppo di donne accomunate da una estrema vulnerabilità sia economica che psicologica, come le immigrate, le rifugiate, le disabili, le prostitute, le vittime di tratta ecc. Questo tipo di violenza colpisce tutte noi, non conosce barriere geografiche e culturali, né di classe o etniche. Parafrasando una famosa canzone portata alla ribalta da Whitney Houston dobbiamo dire che “We are every woman!”. Dobbiamo identificarci con ogni donna che soffre e trasformare la loro sofferenza in un grido comune di solidarietà. Ma cosa si intende per violenza domestica? Il decreto legge 13 agosto 2013 n. 93 così la definisce : “[…] tutti gli atti, non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali e precedenti coniugi o persone legate da relazioni affettiva in corso o pregressa, indipendente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.” Lo scorso 15 ottobre tale decreto è stato convertito nella Legge n. 119 con alcune modifiche, volte alla previsione di nuove ipotesi di reato aggravato ed alla predisposizione di risorse finanziare per la creazione di case-rifugio a tutela delle vittime. La nuova legge ha previsto, inoltre, l’elaborazione da parte del ministro delle pari opportunità di un piano per il recupero dei cosiddetti soggetti maltrattanti e per la sensibilizzazione dei media all’adozione di codici di autoregolamentazione affinchè l’informazione sia volta al rispetto delle donne. Il solo intervento legislativo, però, non basta. E’ diventato indispensabile promuovere campagne di sensibilizzazione per prevenire questo tipo di violenza e per creare e/o potenziare le azioni di sostegno e di integrazione sociale delle vittime. La commissione europea in tal senso è già attiva dal 1997 con il programma Daphne, attraverso  il quale sostiene finanziariamente tutta l’attività di ricerca, prevenzione e cura delle vittime di violenza domestica. L’Europa è in prima linea anche con il cosiddetto OPE, ordine di protezione europeo, efficace e concreto strumento di cooperazione che riconosce uguale tutela alle vittime di reati in tutta l’Unione Europea introdotto con la direttiva 2011/99/UE del 13.12.2011. E’ un sistema utile a punire e ad allontanare gli aggressori, vietando a questi l’accesso ai luoghi ove la persona protetta risiede e applicando restrizioni per quanto concerne il contatto e l’avvicinamento alla vittima. Gli stati membri devono provvedere...

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