4 gennaio 2018 Avv. Francesca Forani

Si può imporre il regime alimentare dei figli?

L’uomo è ciò che mangia!

Come un mantra la citazione di Ludwig Feuerbach ci insegna che il nostro benessere non può prescindere dalla qualità del nostro regime alimentare.

L’inscindibile unità tra psiche e corpo ci indica che per pensare meglio dobbiamo mangiare meglio.

Sebbene il cibo sia il principale mezzo di comunicazione tra i diversi popoli, spesso ciò che si mangia diventa espressione di una precisa scelta di vita improntata a particolari credi religiosi (musulmani, buddisti etc)  od etici (animalisti etc).

Qualsiasi sia il regime alimentare che abbiamo scelto, nessuno potrà limitarlo o condizionarlo. Il problema, semmai, si pone nel rapporto tra genitori e figli minori.

regime alimentare bambina che non vuole mangiareE’ pur vero che ciascun genitore è libero di educare i figli secondo  i propri orientamenti etici, religiosi, pedagogici ed alimentari, ma mai senza bilanciare le proprie convinzioni con altri principi portatori di valori prevalenti come il diritto alla salute dei minori.

Il genitore non ha il diritto di imporre scelte o indirizzi che non corrispondano all’interesse del minore, compreso il regime alimentare.

Lo Stato ha il controllo sul rispetto dei diritti indisponibili dei minori ed interviene con l’autorità giudiziaria  non solo in caso di conflitto tra i genitori, ma anche quando le scelte educative ed alimentari dei genitori siano convergenti.

Significative sono alcune sentenze del tribunale di Bergamo e Roma.

In sede di separazione madre e padre entrano in conflitto per il regime alimentare del loro figlio di appena sei anni.

La madre impone al figlio una dieta vegana caratterizzata dall’assenza totale di proteine animali, mentre il padre cerca di compensare la dieta imposta dalla madre  con la somministrazione al bambino di una dieta iperproteica nei giorni in cui il figlio è a lui affidato.

Il Tribunale di Bergamo risolve la problematica imponendo alla madre l’obbligo di integrare la dieta vegana con un pasto a base di carne almeno una volta alla settimana,  e nel contempo impone al padre di far mangiare carne al figlio non più di due volte durante il fine settimana.

Lo stesso caso, invece, viene risolto in modo radicalmente opposto dal Tribunale di Roma, disponendo che una bambina segua, nella scuola frequentata, una dieta priva di restrizioni e non già quella vegana imposta dalla madre.

Il Tribunale romano dopo aver constatato l’assenza di allergie ed intolleranze della bambina nonché il minore accrescimento della medesima rispetto ai coetanei ed agli standard di crescita, optava “per la scelta che essendo conforme alla normalità statistica è quella che maggiormente garantisce il benessere del minore” ( Trib. Roma Sez. I Civ.19.10.2016).

In sostanza poiché la dieta onnivora praticata nelle scuole è stata giudicata adeguata dal Ministero della salute e della pubblica amministrazione, il Tribunale capitolino ha ritenuto di dover applicare tali parametri di normalità statistica imponendo di far seguire alla minore un regime alimentare privo di restrizioni.

Il problema non è di facile soluzione.

Contemperare il diritto dei genitori ad attuare il proprio orientamento ideologico con il diritto del figlio minore a non subire alcun pregiudizio per la propria crescita e salute e a non essere pregiudicato nella vita di relazione risulta un compito arduo e complesso.

Solo tenendo bene a mente che il diritto alla salute del minore è indisponibile  e costituisce un principio superiore e prevalente sui diritti e libertà individuali dei genitori, riusciremo a considerare il minore non più oggetto di tutela ma un soggetto di diritti.

 

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