25 novembre 2017 Avv. Francesca Forani

Le parole sono importanti: linguaggio e parità di genere

Alcuni sono cintura nera di blah, blah, blah!

Le parole e il linguaggio, però, non sono irrilevanti.

Le parole sono codici con cui definiamo cose, sentimenti, categorie, persone.

Le parole ci definiscono e ci rinchiudono, se non ben utilizzate, in stereotipi da cui è difficile uscire.

Le parole contano.

parole Blah Blah blah linguaggio differenze di genere

Le parole possono discriminare quando il loro uso non è rispettoso delle differenze di genere. E si tratta di una discriminazione subdola perché non è percepita come tale.

Quando utilizziamo il solo genere maschile per i titoli professionali ed i ruoli istituzionali rendiamo le donne INVISIBILI.

In un tempo, come il nostro, segnato da veri e propri delitti passionali definiti “femminicidi”, non possiamo trascurare l’importanza delle parole affinché vengano adottati modelli educativi e comportamentali in grado di evidenziare tutte le differenze tra uomini e donne .

Differenze di genere da valorizzare ed armonizzare.

In questo senso la lingua può essere un potente stimolo al cambiamento, ma deve essere ampiamente condiviso.

Adottare il genere femminile per i nomi che indicano le c.d. professioni alte, potrebbe essere un buon inizio.

Mentre è scontato utilizzare il femminile per i sostantivi che indicano tipologie di lavoro più umili come  “operaia”, “ infermiera”, “segretaria”, “maestra”, “sarta”, abbiamo difficoltà nell’uso di “ministra”,  “signora presidente”, “ sindaca”, “ chirurga”, “avvocata”, “architetta”, “ ingegnera”…

Non esistendo il genere neutro nella nostra lingua,  utilizziamo il maschile anche  quando ci riferiamo a contesti in cui sono presenti contemporaneamente uomini e donne.

Un gruppo di studenti include maschi e femmine, ma non utilizzeremo mai il femminile per identificare entrambi i generi.

Si è creato, così, un nuovo genere grammaticale definito  “ maschile inclusivo.”

Anche i testi normativi utilizzano una lingua non adeguata al genere.

Si pensi all’articolo 575 del codice penale, riferito all’omicidio, che recita: “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno”.

Dando un’occhiata alla toponomastica, poi, ci accorgiamo che nel nostro Paese le vie dedicate a donne scienziate, scrittrici e artiste sono davvero pochissime.

Il 60 % delle vie dedicate a donne sono riservate esclusivamente a martiri e figure religiose.

Celebrare il valore delle donne in una targa stradale significa riconoscerne e rispettarne  il loro ruolo .

Appare chiaro, quindi, che non si tratta di un problema di natura esclusivamente grammaticale, ma di una vera e propria discriminazione verbale che ne sottende una più profonda di natura sociale.

E dal momento che la lingua condiziona il modo di pensare, solamente quando avremo eliminato tutte quelle forme femminili che il “ correttore ortografico” del nostro pc segnala come errate, potremo cominciare a parlare sul serio di parità di genere.

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