20 novembre 2017 Avv. Francesca Forani

I senza famiglia: bambino straniero, dono o minaccia?

Famigliablog dedica la Giornata mondiale dei diritti dell’Infanzia alla condizione dei minori stranieri non accompagnati.

I senza famiglia sono diventati un fenomeno globale.

L’ingresso nel territorio italiano (prevalentemente via mare) dei Minori Stranieri Non Accompagnati è in aumento costante.

Al 31 dicembre 2016 i MSNA  presenti e censiti in Italia erano pari a 17.373 a cui devono essere  aggiunti, però,  gli irreperibili.

La caratteristica che contraddistingue questi minori è il fatto di sperimentare l’esperienza migratoria in solitudine, senza familiari o adulti di riferimento.

Si tratta di un fenomeno rilevante  sotto un profilo quantitativo, sociale e giuridico.

Minore straniero non accompagnato bimbo peruvianoInfatti, la peculiarità di tale categoria di migranti è insita nella  loro condizione di maggiore vulnerabilità, che li espone al rischio di essere vittime delle più disparate forme di sfruttamento.

Ma chi è l’ MSNA ?

E’ «il minorenne non avente cittadinanza italiana o dell’Unione europea che si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato o che è altrimenti sottoposto alla giurisdizione italiana, privo di assistenza e di rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano”.

Questa la definizione che ne dà la Legge 7 aprile 2017 n. 47 , emanata per definire un sistema stabile di accoglienza e regole certe al fine di  garantire pari condizioni di accesso a tutti i minori.

La Legge detta una disciplina organica ed unitaria in relazione alle procedure di identificazione e accertamento dell’età, al divieto di respingimento, alla previsione di strutture di prima assistenza e accoglienza dedicate, oltre che alla previsione di maggiori tutele per il diritto all’istruzione e alla salute, al  diritto all’assistenza legale e all’ascolto nei procedimenti amministrativi e giudiziari.

Viene sancito, inoltre, il principio della parità di trattamento dei minori stranieri (extracomunitari) rispetto ai cittadini italiani e dell’Unione europea.

Si tratta di una importante affermazione con interessanti ripercussioni pratiche che elimina  discriminazioni, sia sotto il profilo dei contributi economici stabiliti da altre norme, sia sotto il profilo della nazionalità.

La nuova disciplina ci offre, senz’altro, la possibilità di progredire in senso positivo, anche se la vaghezza di alcuni profili richiede l’attesa dei decreti attuativi.

Da sempre, infatti, il diritto deve confrontarsi con la necessità di emanare regole che siano in equilibrio tra la democrazia , inclusione sociale, diritti di cittadinanza e ordine pubblico.

Regole che disciplinino la difficile  relazione fra lo straniero (destabilizzante e mutevole) e la comunità di accoglienza ( rigida e chiusa).

Lo straniero ci proietta, da sempre, in una condizione di incertezza.

Lo straniero è ambivalente: viviamo il suo arrivo e la sua presenza come minaccia e nello stesso tempo con pathos.

Siamo consapevoli, tuttavia, che se respingiamo lo straniero perché lo consideriamo una minaccia, inevitabilmente ci impoveriamo perché perdiamo la relazione con l’altro da noi.

Lo straniero, quindi, ci apparirà sempre doppio: minaccia e dono.

Ed allora rinunciamo al dono per allontanare la minaccia o affrontiamo ogni sorta di pericolo per acquisire il dono?

Nel rispondere all’interrogativo non  dobbiamo dimenticare  che il miglior servizio alla società possiamo renderlo solo  con un atteggiamento coraggioso ed inclusivo, con la formazione di persone libere e aperte al confronto perché i ragazzi stranieri di oggi saranno i cittadini italiani di domani.

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