5 ottobre 2017 Avv. Francesca Forani

Genitori e insegnanti: quale rapporto?

C’era una volta il maestro o la maestra, il cui operato nessuno osava mettere in discussione, oggi c’è un pubblico impiegato che ha l’obbligo di soddisfare una utenza sempre più esigente.

La scuola è diventata un “sistema sociale complesso”, in cui le esperienze e le relazioni si trasformano in apprendimento solo se si interviene con una didattica attiva, efficace ed in grado di coinvolgere insegnanti ed allievi.

L’immagine del vignettista statunitense Daryl Cagle è eloquente ed emblematica della attuale condizione degli insegnanti.

Vignetta Daryl Cagle scuola ieri e oggiSeguendo la lezione degli antichi greci i quali teorizzavano che la didattica non consiste nel riempire un vaso, ma accendere un fuoco, vorremmo per i nostri figli insegnanti autorevoli, partecipativi, preparati, muniti di una tecnica comunicativa eccellente e, soprattutto, animati dalla passione per il loro lavoro.

Oggi, invece, siamo sempre più disorientati nell’affrontare problemi come il bullismo, la violenza, gli scarsi risultati degli studenti italiani nelle valutazioni internazionali, lo stato precario delle strutture scolastiche, l’invecchiamento della classe docente, l’inadeguatezza dei programmi ministeriali e la qualità mediocre della classe insegnante. 

Che fare? 

Già nell’ormai lontano 1974 con i decreti delegati (D.P.R. 416/74), i genitori sono stati invitati, in qualità di adulti educanti, a condividere le scelte e gli impegni presi dalla scuola nel Piano dell’Offerta Formativa.

E’ pur vero che il Piano dell’Offerta Formativa (D.P.R. 275/99 art. 3) rappresenta  una sorta di contratto che definisce un patto pedagogico educativo tra scuola, famiglia e territorio, ma dobbiamo fare attenzione a non incappare in atteggiamenti di vera e propria ingerenza nei confronti degli insegnanti.

Spesso alcuni genitori troppo zelanti giudicano, valutano e correggono gli insegnanti delegittimando di fatto la loro autorità educativa.

Di contro, altri genitori, non presenti ed indifferenti, tendono a delegare alla scuola qualsiasi problematica educativa dei propri figli, attuando un vero e proprio eccesso di delega all’istituzione scuola.

Assumere, poi, quell’ormai troppo frequente atteggiamento iper-protettivo ed assistenziale nei confronti dei figli, limita considerevolmente la loro autonomia di crescita e di pensiero.

Ovviamente se  ci accorgiamo che nostro figlio ha un insegnante incapace ed  inadeguato in grado di creare concreti problemi agli studenti, abbiamo il dovere di intervenire.

Possiamo denunciare il docente, dapprima al preside della scuola, e poi all’ufficio scolastico regionale di competenza con un dettagliato esposto.

Ma affinché il rapporto tra genitori ed insegnanti funzioni, non dobbiamo dimenticare che la famiglia ha bisogno della scuola per svolgere la sua azione, così come la scuola ha assoluta necessità della famiglia per espletare la propria funzione educativa.

Quindi, “Let’s bridge !”  Costruiamo ponti !

Costruiamo legami tra sistema scolastico e famiglia, avviamo un dialogo concreto per la redazione di un progetto educativo che concretizzi il concetto di corresponsabilità.

Le parole chiave sono collaborazione,  fiducia e flessibilità.

Pensiamo alla famiglia come risorsa dell’istituzione scuola, pensiamo all’insegnante come partner competente .

Il lavoro certosino che ci attende è quello di costruire reti flessibili tra genitori ed insegnanti in modo tale che  la relazione scuola-famiglia non sia ridotta esclusivamente ai c.d. “colloqui”  nell’orario di ricevimento stabilito.

Non a caso un vecchio proverbio recita “Il maestro che mi educa bene, è il mio secondo padre.”

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