7 settembre 2017 admin

“Educa i bambini e non sarà più necessario punire  gli uomini”.

Il motto pitagorico sembra essere il principio ispiratore della legge n. 71  emanata lo scorso 29 maggio 2017  intitolata “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione ed il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

La necessità di una legge specifica che fornisse gli strumenti per contrastare l’allarme sociale relativo alla crescita del fenomeno del cyberbullismo, si sentiva da tempo, e finalmente è arrivata.

 La novità della legge consiste, infatti,  nelle complesse misure preventive  previste sia a livello  nazionale, che, in modo più capillare, nell’ambito di ogni istituto scolastico.

L’impostazione della legge è di carattere più prevenzionista che repressiva.

cyberbullismoPunta, infatti, a favorire azioni di carattere preventivo miranti all’educazione dei minori ad un uso responsabile dei new media oltre che a garantire una maggiore consapevolezza del disvalore dei comportamenti persecutori in danno di persone più fragili e deboli.

La legge si occupa esclusivamente dei minori in ambito scolastico, con una minima estensione a coloro che, superata la maggiore età, frequentano ancora le istituzioni scolastiche.

Si sa che i fenomeni di prevaricazione tra pari  nascono soprattutto in ambito aggregativo (scuola, associazioni sportive, il gruppo degli amici, il gruppo whatsapp, i social network etc.) ed è proprio lì, infatti, che devono essere attivate tutte le misure di prevenzione e composizione dei conflitti.

I minori sono soggetti molto vulnerabili ed è per questo motivo che la legge (esplicitamente all’art.1) prevede strategie, tutele ed educazione “nei confronti dei minori coinvolti sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti”.

E’ pur vero, infatti,  che  i giovani si trovano ad assumere alternativamente entrambi i ruoli di vittima e carnefice.

Educare adulti e minori all’uso consapevole dei new media è diventato di fondamentale importanza per contrastare le varie condotte prevaricatrici e la c.d. congiura del silenzio che il web induce a mantenere.

Inoltre, non bisogna mai dimenticare che gli adolescenti costruiscono la propria reputazione dapprima on line e poi nella vita reale.

Quindi, isolare un adolescente sul web è molto più pericoloso e distruttivo che emarginarlo nella vita reale.

E’ questo il motivo per cui la legge ha attribuito alla scuola un ruolo  fondamentale nel contrasto al cyberbullismo:

  • In ogni istituto dovrà essere individuato tra i docenti un referente per le iniziative contro bullismo e cyberbullismo.
  • Il preside avrà l’obbligo di informare immediatamente le famiglie dei minori coinvolti in atti di bullismo convocando, laddove necessario, tutti gli interessati per l’adozione di misure di assistenza e sostegno alla vittima,  sanzioni e percorsi rieducativi per l’autore.
  • Ad ogni singolo istituto, inoltre, è demandata l’educazione alla legalità e all’uso consapevole di internet.
  • Alle iniziative in ambito scolastico potranno collaborare polizia postale e associazioni territoriali.
  • Il dirigente scolastico che venga a conoscenza di atti di cyberbullismo (salvo che il fatto costituisca reato) dovrà informare tempestivamente i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale o i tutori dei minori coinvolti e attivare immediate ed adeguate azioni di carattere educativo.

 A conferma dell’approccio rieducativo la legge ha, inoltre, introdotto  la procedura di ammonimento con il preciso obiettivo di responsabilizzare i minori ultraquattordicenni autori dei reati.

Fino a quando non sia presentata querela o denuncia da parte della vittima, il questore potrà convocare il responsabile della condotta illecita commessa nei confronti di altro minorenne ed ammonirlo oralmente, invitandolo a rispettare la legge, alla presenza dei genitori o del tutore.

Gli effetti dell’ammonimento cesseranno, comunque, al compimento della maggiore età.

Ma quali sono le facoltà della persona offesa?

La legge ha previsto uno strumento di protezione urgente alternativo o sostitutivo del procedimento penale ove ricorrono le condotte materiali previste dall’art.1 della legge ovvero

“ … qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo.”

Lo strumento previsto dalla legge consiste in una istanza da promuovere al titolare del trattamento o al gestore del sito internet o del social network per chiedere l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato personale del minore diffuso dalla rete internet.

Non sarà necessario valutare in via preventiva la sussistenza di reati, che saranno nella eventualità oggetto di un procedimento penale successivo, ma lo strumento è volto  esclusivamente alla tutela immediata ed urgente della dignità del minore vittima della condotta prevaricatrice.

Le ferite provocate dal cyberbullismo lacerano il contesto amicale e relazionale dei minori siano essi vittime o autori della condotta lesiva.

Ovviamente solo fornendo gli strumenti necessari alle famiglie per conoscere il fenomeno potremmo vincere definitivamente la battaglia contro il cyberbullismo.

E’ dunque fondamentale saperlo riconoscere ed intervenire in modo corretto, garantendo nel contempo un sostegno efficace nella denuncia e  l’intervento di interlocutori competenti in grado di operare in favore sia della vittima, che dell’autore dei comportamenti lesivi e prevaricatori,

  • Se questo articolo ti è piaciuto, condividilo:
, ,