16 maggio 2017 Francesca Forani

Rottamazione è senza alcun dubbio la parola d’ordine dei nostri giorni.

L’orrido neologismo viene, ahimè, troppo spesso utilizzato.

Rottamiamo politici, cartelle esattoriali, multe e, non da ultimo, concetti e parametri guida del nostro vivere sociale.

Anche il principio cardine del “mantenimento del tenore di vita“ lo scorso 10 maggio è stato brutalmente rottamato dalla Suprema Corte con la sensazionale sentenza n. 11504.

assegno divorzileL’Indipendenza e l’autosufficienza economica sono diventati gli elementi cardine da cui dipende la concessione o meno dell’assegno divorzile, a prescindere dal tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Con il divorzio, enunciano gli Ermellini, si scioglie definitivamente il vincolo matrimoniale sia sul piano dello status personale dei coniugi i quali dovranno, perciò, considerarsi single a tutti gli effetti, che sul piano dei loro rapporti economico-patrimoniali.

Attenzione, però, non viene meno la cosiddetta “solidarietà post-coniugale”, ovvero l’inderogabile dovere di “solidarietà economica” il cui adempimento è richiesto ad entrambi gli ex coniugi a tutela della persona economicamente più debole, ma la stessa avrà una qualificazione e quantificazione differente.

I giudici, in tale ottica, valuteranno la mancanza dei mezzi adeguati dell’ex coniuge più debole o la contestuale impossibilità di procurarseli sulla base di elementi oggettivi, quali la capacità lavorativa e la presenza di altri redditi.

Superato positivamente questo primo esame passeranno alla quantificazione vera e propria dell’assegno divorzile determinata non “già in relazione del rapporto matrimoniale ormai estinto bensì in considerazione di esso nel corso di tale seconda fase, avendo lo stesso rapporto, ancorché estinto nella sua dimensione economico-patrimoniale, caratterizzato, anche sul piano giuridico, un periodo più o meno lungo della vita comune degli ex coniugi .” [Cass. 11504/2017]

Ovviamente, a coloro che non dimostreranno di non avere mezzi adeguati di sostentamento sarà negato il diritto all’assegno di mantenimento.

Che dire, siamo dinanzi ad una vera e propria rivoluzione copernicana che ha abbracciato tutto il diritto di famiglia, cominciata con il divorzio breve e con la legge sulle unioni civili, fino al completo abbandono del concetto del tenore di vita.

Si aprono nuovi scenari, sicuramente si stoppano i cosiddetti approfittatori dell’economia matrimoniale, ma si intravedono anche prospettive di pseudo uguaglianze economiche e lavorative e di grandi rischi per la parte più debole del rapporto coniugale.

La domanda che ci si pone ora è chi potrà garantire l’eventuale ex che, noncurante della propria affermazione professionale, si è sempre occupato della famiglia e dei figli?

Dovrà accontentarsi della soglia delimitata dalla solidarietà post coniugale?

Il tempo ci dirà se tale sentenza rimarrà solo un isolato pronunciamento o determinerà un vero e proprio indirizzo giurisprudenziale.

Nel frattempo, in via cautelativa e solo in una prospettiva garantistica individuale, la scelta del regime di comunione dei beni risulta la più appropriata ed opportuna, sempre che si convoli a nozze con un coniuge abbiente.

Rimane, però, auspicabile l’intervento del legislatore in ordine all’ammissione dei patti patrimoniali per consentire ai coniugi di regolare contrattualmente i loro rapporti personali e patrimoniali in un ottica post-matrimoniale.

Una cosa è certa: siamo ancora lontani dal superamento totale degli stereotipi di genere che questa sentenza, invece, in modo brusco e ambizioso vuole così energicamente affermare.

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