9 gennaio 2017 Francesca Forani

E’ proprio vero: i nostri migliori compagni non hanno mai meno di quattro zampe.

In Italia quasi la metà delle famiglie vive con un animale d’affezione.

Tali animali sono considerati veri e propri membri della famiglia e quando quest’ultima si disgrega, sono oggetto del contendere nei procedimenti di separazione.

Gli animali diventano, loro malgrado, protagonisti involontari della fine di un rapporto.

Quando la coppia scoppia, che sorte è a loro riservata?

animale d'affezioneIl cane (o qualsiasi altro animale d’affezione) non dovrebbe mai essere oggetto di contesa.

Il rispetto dei suoi sentimenti e la tutela del suo benessere ed equilibrio dovrebbero assumere carattere prioritario.

Trovare un accordo che eviti all’animale da affezione lo stress di un brusco trasloco ed un cambio repentino di abitudini, sarebbe cosa buona e giusta.

Spesso dimentichiamo o, peggio, non conosciamo affatto la norma prevista dalla “ Convenzione Europea per la protezione degli animali da compagnia”, ratificata con Legge 4 novembre 2010 n. 201, che prevede: “Ogni persona che tenga un animale da compagnia  o che abbia accettato di occuparsene sarà responsabile della sua salute e del suo benessere” ;“[…] deve provvedere alla sua installazione e fornirgli cure ed attenzione, tenendo conto dei suoi bisogni etologici secondo la sua specie e la sua razza e in particolare: a) rifornirlo in quantità sufficiente di cibo e di acqua di sua convenienza; b) procurargli adeguate possibilità di esercizio; c) prendere tutti i ragionevoli provvedimenti per impedire che fugga […]”.

In assenza di una specifica normativa sul tema, vari sono stati i provvedimenti che si sono occupati  di situazioni di contesa dell’animale in caso di disgregazione del nucleo familiare.

Tra i più significativi vi è la pronuncia del Tribunale di Cremona dell’11 giugno 2008 in sede di separazione consensuale, che ha garantito ad entrambi i coniugi la gestione condivisa dell’animale, dividendo al 50% le spese per il mantenimento.

Il Presidente del Tribunale di Foggia, invece, ha letteralmente stabilito che “Il giudice della separazione può ben disporre, in sede di provvedimenti interinali, che l’animale d’affezione, già convivente con la coppia, sia affidato ad uno dei coniugi con l’obbligo di averne cura, e statuire a favore dell’altro coniuge il diritto di prenderlo e tenerlo con sé per alcune ore nel corso di ogni giorno”.

Degno di nota, inoltre è il decreto del Tribunale di Milano del 13 marzo 2013 che, in un analogo caso di separazione consensuale fra coniugi, ha affermato che “una interpretazione evolutiva ed orientata delle norme vigenti, impone di ritenere che l’animale non possa essere più collocato nell’area semantica concettuale delle cose ma debba essere riconosciuto come essere senziente […] Quindi è legittima facoltà dei coniugi quella di regolarne la permanenza presso l’una o l’altra abitazione e le modalità che ciascuno dei proprietari deve seguire per il mantenimento dello stesso.”

C’è ancora un ulteriore passo da compiere: considerare l’animale d’affezione un vero e proprio soggetto di diritti.

Solo allora potremmo essere in grado di produrre norme per disciplinare il loro affidamento in caso di crisi del nucleo familiare nell’esclusivo interesse dell’animale.

E soprattutto ricordiamo sempre che noi possiamo avere più cani nella  nostra vita, ma il nostro cane avrà solo noi nella sua.

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