16 novembre 2016 Francesca Forani

Qualcuno ha scritto che la conversazione tra Adamo ed Eva era difficile, perché non avevano nessuno di cui sparlare.

La “sublime” arte della denigrazione, infatti, non poteva essere praticata.

Dal latino niger, nero, annerire, oscurare, offuscare per arrivare a sminuire l’altro, la denigrazione è pratica molto potente oltre che insidiosa e subdola.

Un singolo atto di denigrazione, inteso come intenzione malevola di offuscare la reputazione altrui, può essere più distruttivo di un terremoto.

Lungi dalla mercificazione degli affetti, condannare la madre al risarcimento del danno perché aziona comportamenti denigratori nei confronti del padre dei propri figli può costituire, invece, un valido deterrente alla perpetrazione di un vero e proprio abuso di relazione familiare.

Tutti i giornali hanno parlato della sentenza emessa dal Tribunale di Roma lo scorso 11 ottobre per il clamore che ha suscitato la cifra di trentamila euro stabilita come entità del risarcimento a danno della madre denigratrice.

denigrazione padre denigra

Ogni genitore dovrebbe, infatti, attivarsi per recuperare e/o mantenere l’immagine dell’altro genitore nei confronti dei propri figli.

Ed anche quando quest’ultimi rifiutano la frequentazione di uno dei due genitori, l’altro è obbligato ad attivare un comportamento propositivo per tentare il riavvicinamento  alla figura genitoriale alienata, nell’ottica di un sano e doveroso recupero, indispensabile per una crescita equilibrata dei minori medesimi.

Il risarcimento dei danni in questi casi assume non solo una funzione punitiva, ma costituisce una forma di dissuasione indiretta al sempre più frequente inadempimento degli obblighi familiari.

Riflettendoci bene, è proprio questo che lascia l’amaro in bocca.

Ed in fondo il vero “mostro” è sempre il denigratore, mai il denigrato.

,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *