10 novembre 2016 Francesca Forani

Ritratto di un matrimonio on line

Matrimonio on line: sposarsi nel cyber mondo è diventata una realtà.

Le relazioni a distanza funzionano meglio ed essere amanti part time è stimolante, poco vincolante ed economico.

E poi: se mi lasci ti cancello … a colpi di click, però!

Viviamo le nostre vite immersi nello schermo di un pc, in un mondo interattivo  dove non esistono più distanze né contraddizioni.

E la rete diventa il luogo/non luogo ove poter fare tutto quello che vogliamo, anche celebrare il nostro matrimonio.

Si perderà un po’ di magia e di emozione, ma la nuova tendenza del  wedding skype, il matrimonio on line,  sta prendendo piede anche in Italia.

matrimonio on line

E’ stata proprio la prima sezione civile della Cassazione che, a luglio di quest’anno, ha sancito la regolarità del matrimonio on line celebrato via skype tra una cittadina italiana ed un cittadino pakistano.

Non siamo assistendo ad uno tsunami normativo: nessuna norma di legge è cambiata.

In Italia, perchè un matrimonio sia valido, occorre la presenza fisica di entrambi i nubendi dinanzi al ministro officiante per la verifica che la volontà di convolare a nozze venga espressa in modo chiaro ed inequivocabile.

Nessun timore, quindi: in Italia il matrimonio in via telematica è sempre vietato.

Diverse, invece, sono le regole se il matrimonio viene celebrato all’estero.

La legge n. 218 del 1995 all’art. 28 stabilisce che: “Il matrimonio celebrato all’estero è valido nel nostro ordinamento, quanto alla forma, se è considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione, o dalla legge nazionale di almeno uno dei nubendi al momento della celebrazione, o dalla legge dello Stato di comune residenza in tale momento”.

Nel caso specifico, la legge Pakistana prevedeva  la possibilità di sposarsi in via telematica e da ciò, ha stabilito la  Suprema Corte, “ne consegue che se l’atto matrimoniale e’ valido per l’ordinamento straniero, in quanto da esso considerato idoneo a rappresentare il consenso matrimoniale dei nubendi in modo consapevole, esso non puo’ ritenersi contrastante con l’ordine pubblico solo perche’ celebrato in una forma non prevista dall’ordinamento italiano”.

E’ forse giunto il momento di sostituire l’antico motto “quot regiones, tot mores” con “paese che vai, matrimonio che trovi”!

, ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *