25 luglio 2016 Francesca Forani

La maschera svelata da Facebook

I social network hanno rivoluzionato la nostra vita.

Facebook in particolare ci ha fornito  ampi spazi virtuali ove condividere grandi quantità di contenuti e informazioni personali.

Non ci siamo accorti che abbiamo perso  privacy e riservatezza e che abbiamo trasferito la proiezione sociale delle nostre vite sulle piattaforme sociali.

Abbiamo una rete di “amici” reali o virtuali con i quali interagiamo e comunichiamo  e su questo immenso palcoscenico virtuale gettiamo le nostre vite, completamente ignari delle possibili conseguenze giuridiche in merito a ciò che pubblichiamo .

Ma ci siamo mai chiesti cosa potrebbe accadere se nostro marito, nostra moglie o il nostro partner scoprisse che  abbiamo una relazione extraconiugale su Facebook o su altri social network?

facebook mascheraÈ possibile punire con l’addebito il tradimento commesso con queste modalità?

Facebook e gli altri social network sono entrati a gamba tesa negli atti processuali e vengono ampiamente utilizzati a sostegno di istanze di addebito della separazione.

Ovviamente  ci sono diversi orientamenti giurisprudenziali.

Per alcuni tribunali le dichiarazioni esternate su Facebook non rappresentano una prova specifica, poiché “su detta piattaforma sociale ciascuno si può definire in svariati modi anche solo al mero fine di vantarsi” (Trib. Monza).

Per altri l’abitudine di chattare su facebook non configura una condotta posta in violazione del dovere di fedeltà coniugale (Trib. Milano, Sez. IX, 16 ottobre 2014).

Altra giurisprudenza di merito osserva che le chat seppure rappresentino una forma di intrattenimento, “in sé non censurabile”, consentirebbero al coniuge “di allacciare una relazione di natura pseudo-sentimentale”, anche se virtuale (Trib. Taranto, Sez. I, 14 novembre 2014).

Per la Suprema Corte, invece, il tradimento su Facebook potrebbe essere ritenuto una violazione del dovere di lealtà.

Con la sentenza del 9 aprile 2015, n. 7132,  infatti, la Cassazione ha sostenuto che la pronuncia di addebito della separazione può anche non fondarsi solo sulla violazione dei doveri di cui all’art. 143 c.c., ma anche sulla continuativa ed unilaterale violazione del dovere di lealtà, tale da minare quel nucleo imprescindibile di fiducia reciproca che deve caratterizzare il vincolo coniugale.

Se si dimostra, invece, che il legame instaurato con il social network è di natura esclusivamente platonica e che non vi è la benchè minima traccia di una vera e propria relazione sentimentale, il giudice potrebbe non pronunciare l’addebito.

Inoltre, in caso di crisi conclamata anche il  comportamento spavaldo sui social network potrebbe avere il suo peso e favorire la pronuncia di addebito.

Attenzione, quindi, a non indossare maschere che il mondo virtuale potrebbe  inesorabilmente far cadere svelando, così, il nostro vero volto.

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