11 luglio 2016 Francesca Forani

Prendere il cellulare del proprio partner per controllare gli sms può essere molto pericoloso

Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta.

Oggi sembra che tutti i nostri segreti siano intrappolati nella sim di un cellulare.

La nostra scatola nera per eccellenza.

Cosa potrebbe accadere se venissero alla luce tutti gli sms scritti e ricevuti?

Lo sappiamo tutti che scoprire l’infedeltà del proprio partner può essere psicologicamente e fisicamente devastante.

controllare gli sms

Ma non dobbiamo dimenticare che il tradimento e’ potenzialmente presente in ogni forma di comunicazione.

Infatti ogni messaggio può essere interpretato in innumerevoli modi.

I malintesi ed i fraintendimenti sono sempre dietro l’angolo.

Ogni comunicazione dovrebbe essere valutata tenendo conto del contesto comunicativo, della tipologia dei soggetti coinvolti e del particolare tipo di interazione che intercorre tra gli interlocutori.

Ma poi ci interessa veramente scoprire la verità profonda dietro le apparenze?

Se la curiosità ci ossessiona, dobbiamo essere in grado di acquisire le informazioni  cosiddette sensibili  ed evitare di commettere qualche reato.

Significativa ed istruttiva, in tal senso, è la sentenza emessa lo scorso 27 maggio dalla Seconda Sezione della Corte di Cassazione Penale n. 24297, la quale definisce l’ispezione del cellulare come una condotta abbastanza comune ma che, se eseguita violentemente ed allo scopo illecito di scoprire il contenuto dei messaggi ivi contenuti, deve essere stigmatizzata come rapina.

“L’instaurazione di una relazione sentimentale fra due persone – precisa la Suprema Corte – appartiene alla sfera della libertà e rientra nel diritto inviolabile all’autodeterminazione fondato sull’art. 2 Cost. […]. La libertà di autodeterminazione nella sfera sessuale comporta la libertà di intraprendere relazioni sentimentali e di porvi termine. Nel caso di specie la pretesa dell’agente di “perquisire” il telefono della ex fidanzata alla ricerca di messaggi – dal suo punto di vista – compromettenti, rappresenta il profitto conseguito e assume i caratteri dell’ingiustizia manifesta proprio perchè, violando il diritto alla riservatezza, tende a comprimere la libertà di autodeterminazione della donna e si pone in prosecuzione ideale con il reato di lesioni, avente ad oggetto le lesioni arrecate dall’imputato alla sua fidanzata nel mentre era in preda di una crisi di gelosia.”

Il requisito dell’ingiustizia del profitto, quindi, consiste nell’impossessamento del telefono cellulare del o della partner.

“[…] nel delitto di rapina sussiste l’ingiustizia del profitto quando l’agente, impossessandosi della cosa altrui (nella specie un telefono cellulare), persegua esclusivamente un’utilità morale, consistente nel prendere cognizione dei messaggi che la persona offesa abbia ricevuto da altro soggetto, trattandosi di finalità antigiuridica in quanto, violando il diritto alla riservatezza, incide sul bene primario dell’autodeterminazione della persona nella sfera delle relazioni umane”. Cassazione Penale Sez. 2, n. 11467 del 10/03/2015

Riflettiamo, quindi, prima di ficcare il naso nel cellulare della nostro amato o della nostra amata.

E non dimentichiamo che “La curiosità uccise il gatto …” “… ma la soddisfazione lo riportò in vita”, continua il noto proverbio inglese.

A noi la scelta!

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