30 maggio 2016 Francesca Forani

Semaforo verde alle unioni civili

 “Il matrimonio è come una fortezza assediata: chi è fuori vorrebbe entrare, chi è dentro vorrebbe uscire.” [cit.]

Sembra proprio questa la filosofia della nuova legge  intitolata “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze” che affianca al matrimonio due nuovi istituti : l’unione civile ed i patti di convivenza.

Questa legge cerca di dare delle risposte a due istanze sociali completamente opposte: da una parte, infatti, risponde alle istanze sociali dei movimenti omosessuali che vogliono il matrimonio, ovvero gli stessi diritti e doveri che esistono tra i coniugi; dall’altra parte alla esigenza di quelle persone che, pur potendo contrarre matrimonio, non intendono sposarsi perché non vogliono soggiacere ai diritti e doveri che nascono dal vincolo coniugale.

unioni civili

Assistiamo ad una corsa verso la giuridificazione dei rapporti (unioni civili – riservate esclusivamente a coppie omosessuali)  e nel contempo ad una  fuga dalla giuridificazione dei rapporti  (patti di convivenza- accessibili a tutti sia eterosessuali, che omosessuali).

L’unione civile, come il matrimonio, si costituisce dinanzi all’ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni e l’atto viene registrato nell’archivio dello stato civile.

Le parti, “per la durata dell’unione civile, possono stabilire di assumere un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi. La parte può anteporre o posporre al cognome comune il proprio cognome”.

Chi contrae Unione Civile ha maggiore libertà di scelta del cognome rispetto a coloro che contraggono matrimonio, non ha l’obbligo di fedeltà, imposto, invece, a chi si sposa ed inoltre, può godere di una semplificazione delle procedure di scioglimento del vincolo, non essendo obbligatorio un periodo di separazione.

Sarà sufficiente che uno solo dei due partner presenti una comunicazione all’ufficiale di stato civile contenente la volontà di sciogliere l’unione e  dopo tre mesi  potrà chiedere il divorzio.

Al  partner più “debole” saranno garantiti gli alimenti  e l’assegnazione della casa.

Queste distinzioni tra i due istituti potrebbero, a lungo andare, far considerare il matrimonio un istituto desueto e limitativo  rispetto ai maggiori diritti di cui godono le coppie omosessuali con l’unione civile.

Le disposizioni sulle adozioni (anche quella in casi particolari), invece, non si applicano alle unioni civili.

Con la locuzione: “resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozioni dalle norme vigenti“, il testo normativo, però, consente ai singoli Tribunali di concedere la stepchild adoption  valutando opportunamente caso per caso.

Anche se denominata formazione sociale ed incasellata nell’art.2 della Costituzione per evitare l’equiparazione con la famiglia disciplinata dall’art.29 della Costituzione, in realtà l’unione civile è costruita interamente sul modello della famiglia .

Infatti tutte le disposizioni che contengono la parola “coniuge”, “coniugi”, “marito” e “moglie”, ovunque ricorrano, nelle leggi, nei regolamenti e negli atti amministrativi e nei contratti collettivi devono essere riferite anche ai componenti dell’unione civile .

L’intento di equiparazione del legislatore è evidente se si legge il comma 12 della legge nel quale si indica che le parti dell’unione civile hanno l’obbligo di concordare tra loro l’indirizzo della vita “ familiare”.

La legge entrerà in vigore il prossimo 5 giugno, uniformando così l’Italia ad altri Paesi dell’Unione Europea.

Dei contratti di convivenza, anch’essi regolati da questa legge, parleremo in dettaglio nel prossimo post.

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