30 marzo 2016 Francesca Forani

La Cassazione bacchetta le donne pigre: nessun mantenimento se possono andare a lavorare

Voia de lavorà sartam’addosso …”, sembra essere l’inno di alcune donne che sperano di vivere alle spalle col mantenimento degli ex mariti.

I tempi sono cambiati e se non si vuole sprofondare nella palude Stigia ove Dante collocava gli accidiosi, bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare.

Quindi, voi casalinghe che siete sempre vissute con il reddito di lavoro del vostro ex marito, sappiate che l’assegno di mantenimento non è più così scontato.

mantenimento mogli pigre

Infatti, il recente orientamento della  Cassazione prevede che per determinare lo standard del tenore di vita in costanza di matrimonio, occorre conoscere “le condizioni economiche dipendenti dal complesso delle risorse reddituali e patrimoniali di cui ciascuno dei coniugi poteva disporre e di quelle da entrambi effettivamente destinate al soddisfacimento dei bisogni personali e familiari mentre per poter valutare la misura in cui il venir meno dell’unità familiare ha inciso sulla posizione del richiedente è necessario porre a confronto le rispettive potenzialità economiche intese non solo come disponibilità attuali di beni ed introiti, ma anche come attitudini a procurarsene in grado ulteriore” [Cass. Civ n. 11870/2015].

In buona sostanza, se si è dotate di idonea capacità lavorativa, avendo anche in passato esercitato attività seppure saltuarie, la Cassazione ha escluso la sussistenza dei presupposti per l’attribuzione dell’assegno divorzile di mantenimento.

La crisi economica e l’oggettiva penuria di lavoro non sono più scuse adducibili, soprattutto se si è giovani ed abili al lavoro.

Se, invece, avete perso ogni residua capacità lavorativa ed avete trascorso la lunga vita matrimoniale dedicandovi esclusivamente alla cura della casa e della famiglia, avete diritto ad un congruo assegno di divorzio.

E’ sempre la Cassazione che ribadisce questo concetto tutelando il coniuge più debole purché il matrimonio sia durato a lungo, si sia svolta la sola attività di casalinga e soprattutto vi sia un forte divario reddituale tra gli ex coniugi.

Care casalinghe, sebbene vi sia riconosciuto un alto valore economico e sociale per i compiti che svolgete in famiglia (cuoca, babysitter, autista, psicologa, manager), sembra veramente molto lontano il tempo in cui si parlava di dare  uno stipendio a voi invisibili ed instancabili lavoratrici.

A questo punto la domanda sorge spontanea: ma esiste veramente una donna felice di essere casalinga per tutta la vita?

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