19 gennaio 2016 Francesca Forani

La lunga strada verso la stepchild adoption

Ecco le nuove parole del diritto che disorientano e confondono: stepchild adoption, genitore sociale e  affido rinforzato.

Il tanto gettonato, quanto superfluo ed inutile anglicismo con cui i media presentano in modo quasi ossessivo l’adozione del figlio da parte del partner del genitore biologico,  definendola, appunto,  stepchild adoption , ci crea disappunto e sconforto.

Come se l’italiano non avesse risorse lessicali adeguate e sufficienti per esprimere un concetto giuridico, tra l’altro, non nuovo nel nostro diritto.

La legge 184 del 1983 che regola le adozioni, prevede, infatti, la possibilità che il membro di una coppia diventi genitore del figlio, anche adottivo, del coniuge.

Il nuovo testo Cirinnà punta solamente ad estendere questa possibilità alle unioni civili «tra persone dello stesso sesso» .

stepchild adoptionIl bambino diventerebbe figlio del genitore «sociale» senza entrare, però,  nella linea familiare.

Non vedrà, quindi, riconosciuti i nonni, gli zii, né  gli eventuali cugini presenti dalla parte del genitore «sociale».

Nonostante la condanna di Strasburgo per inottemperanza all’obbligo di dare attuazione ai diritti fondamentali alla vita privata e alla vita familiare delle coppie dello stesso sesso, non sembra facile, per noi italiani, la strada per l’adeguamento normativo.

Si è anche proposto di sostituire la c.d. “ stepchild adoption” con un affido rinforzato che duri fino al compimento della maggiore età del ragazzo/a, ma così non si diventerebbe genitori del figlio del partner e si potrà sempre decidere di non mantenere la responsabilità genitoriale.

E’ evidente la inadeguatezza di questa soluzione, perché non garantisce una adeguata protezione ai minori sempre più bisognosi di stabilità giuridica, cure, educazione e mantenimento.

Molti altri paesi, come Germania, Francia, Regno Unito e Spagna, hanno  adottato strumenti efficaci per la tutela dei figli di genitori omosessuali.

La domanda, quindi, sorge spontanea: perché in Italia non riusciamo ad emanare normative conformi al principio di non discriminazione ed assicurare un trattamento giuridico omogeneo a quello delle coppie coniugate?

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