2 novembre 2015 Francesca Forani

ABBANDONARE LA PROMESSA SPOSA AD UNA SETTIMANA DALLE NOZZE : QUALI CONSEGUENZE?

Meglio rompere una promessa di matrimonio che un servizio di piatti dopo sposati”, diceva il grande Vittorio De Sica.

La promessa di matrimonio, da un punto di vista legale, rappresenta una libera dichiarazione che non obbliga a contrarre le nozze.

Il nostro codice, infatti, garantisce che i futuri sposi siano liberi di prestare il loro consenso alle nozze fino al momento della celebrazione.

Però, se dopo la pubblicazione uno dei due cambia idea, l’altro può chiedere non solo la restituzione dei doni fatti a causa della promessa di matrimonio, ma anche i danni morali.

E’ successo ad una giovane geometra di Prato che, dopo una relazione sentimentale durata undici lunghi anni, decideva di convolare a nozze con il proprio fidanzato.

promessa di matrimonio

Aveva eseguito le pubblicazioni ed utilizzato le proprie competenze professionali per  tutti i lavori di ristrutturazione dell’immobile scelto come casa coniugale, quando, improvvisamente e senza alcun valido motivo, una settimana prima del matrimonio, il futuro sposo la abbandonava confessandole di amare un’altra donna.

La Corte di Appello di Firenze riusciva solo in parte ad alleviare il dolore della sposa abbandonata condannando il futuro sposo al rimborso di tutte le spese contratte non solo per la celebrazione del matrimonio, ma anche per ogni tipo di obbligazione relativa alla futura vita coniugale.

Il giudice fiorentino, ritenendo risarcibili le spese provate e documentate relative sia all’abito da sposa ed agli arredi che ai lavori di ristrutturazione effettuati nella casa scelta quale casa coniugale, condannava il “pentito nubendo” a pagare la somma di € 16.438,82.

Con la promessa di matrimonio nasce una obbligazione ex lege.

L’eventuale recesso di una delle parti, se non viene provata la sussistenza di un giustificato motivo, determina una particolare forma di risarcimento che la legge collega alla rottura del fidanzamento.

Solo la perdita dell’impiego o il fallimento, il mancato rispetto del tipo di assetto patrimoniale concordato, l’emergere di un’estrazione sociale diversa da quella professata, la scoperta della tendenza al gioco, le malattie sessuali, il mutamento di religione o di cittadinanza oppure precedenti morali riprovevoli, possono essere considerati giusto motivo di rifiuto a convolare a nozze.

In tutti gli altri casi la promessa disattesa va risarcita.

Non ci resta che consigliare di non prendere decisioni quando si è arrabbiati e di non fare promesse quando si è  felici.

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