11 settembre 2015 Francesca Forani

E’ giusto cambiare il nome al figlio adottivo?

Una mamma adottiva mi ha raccontato questo episodio: il figlio di otto anni, adottato all’età di tre, le ha detto “ Tu non sei la mia mamma vera”.

La mamma le ha risposto: “Certo che lo sono, io ti curo, ti cresco, ti nutro, ti vesto e ti ascolto “  “ – le ha risposto il bambino – ma non sei quella della pancia!”.

E la mamma prontamente rispose: “E’ vero, so che vorresti sapere come è fatta la mamma della pancia. Ma se tu la incontrassi, cosa le chiederesti?”. Ed il bimbo: “Le chiederei: perché mi hai abbandonato?”.

L’adozione  costituisce quasi sempre  uno stravolgimento totale nella vita del bambino, un capovolgimento delle sue abitudini, della sua identità culturale ed affettiva.

figlio adottivo

L’abbandono viene vissuto, anche se inconsapevolmente, come un rifiuto perché non si è considerati degni di amore.  E’ una ferita che non guarisce mai.

Spesso il nome di origine del bambino adottivo costituisce l’ultimo legame con le proprie origini, l’unico  importante e residuo componente della sua identità personale.

Quindi perché tagliare per sempre il legame che il bambino adottivo ha con il proprio paese di origine, con le tradizioni e la cultura che lo contraddistinguono?

Cambiare nome spesso significa recidere quest’ultimo legame di appartenenza del bambino con il proprio vissuto antecedente alla adozione.

E’ pur vero che la decisione di alcuni genitori adottivi di cambiare nome al proprio figlio può derivare dalla volontà di ovviare alle eventuali difficoltà di pronuncia, di mancato abbinamento con il cognome o perché il nome non sembra adatto al sesso del bambino o per facilitare l’inserimento e la c.d. italianizzazione del minore.

La legge italiana, infatti, consente in casi particolari od in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, di inoltrare la richiesta per il cambio del nome.

Tale richiesta, però, “deve avere carattere eccezionale ed è ammessa esclusivamente se supportata da adeguata documentazione e da significative motivazioni.” (art. 84 e segg. del D.P.R. n. 396/2000).

I genitori adottivi che decideranno di intraprendere questo percorso dovranno presentare apposita richiesta al Prefetto della Provincia del luogo di residenza, il quale se riterrà  la domanda meritevole di accoglimento, autorizzerà con proprio decreto la sostituzione del nome originario o l’aggiunta di altro nome.

Tuttavia, non bisogna mai dimenticare che il nome è per i bambini l’unica loro proprietà, l’unico riferimento che li tiene agganciati alla loro storia.

Lasciare loro il nome originario significa rispettare il loro diritto alla propria identità culturale ed al loro passato.

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