23 febbraio 2015 Elisabetta De Santis

I gruppi di parola

Esiste uno spazio, che non sia un percorso terapeutico, dove i bambini possono condividere e dare voce alle loro emozioni legate alla separazione dei propri genitori?

Un luogo comunque protetto e curato da persone esperte e consapevoli della delicatezza di questi momenti?

Esistere esiste, ma in Italia è ancora uno strumento sconosciuto ai più e ben poco utilizzato. Sono i cosiddetti “gruppi di parola” per i figli di genitori separati.

Solitamente sono guidati da mediatori familiari, che anche in questo contesto rivestono il ruolo con neutralità ed equidistanza.

gruppi di parolaNormalmente si articolano in quattro incontri a cadenza settimanale, di due ore ciascuno; i genitori sono inviati a partecipare solo all’ultima ora del quarto incontro, durante la quale i bambini leggono una lettera scritta dal gruppo, in cui esprimono liberamente come vivono, o come hanno vissuto, la separazione e quali sono i loro desideri.

Partecipando agli incontri dei gruppi di parola – attraverso l’uso del disegno, della scatola dei segreti e molte altre tecniche – i figli possono parlare della separazione dei propri genitori, affinché non diventi qualcosa da nascondere e non assuma una connotazione tragica.

Allo stesso tempo sperimentano come la sofferenza possa essere fronteggiata con la comunicazione e attraverso la consapevolezza delle proprie emozioni.

La partecipazione ad un gruppo di parola non suggerisce delle soluzioni, ma offre un’occasione per accedere ai propri sentimenti e nominare le difficoltà.

Fondamentale è vivere questi momenti in gruppo, per una condivisione con bambini di età simile, un reale confronto e per rendersi conto di non essere i soli a vivere l’esperienza di separazione e le conseguenti emozioni.

Tra di loro i bambini possono anche sperimentare e instaurare rapporti di fiducia e di arricchimento reciproco.

Il gruppo infatti permette più facilmente di rispecchiarsi negli altri e attraverso questo rispecchiamento accedere a un diverso livello di comprensione di sé, del proprio ambiente e delle risorse a disposizione.

È importante sottolineare che il gruppo di parola non ha finalità terapeutiche, in quanto non presuppone uno stato di malattia e la relativa necessità di cambiamento.

Per questo la durata del gruppo è breve e con finalità circoscritte, che mirano ad avviare un processo relazionale e comunicativo innovativo tra figli e genitori.

In fin dei conti sia i gruppi di parola che la mediazione familiare puntano ad un risultato comune: offrire un’opportunità ai membri della famiglia di vivere meglio le trasformazioni in atto, principalmente attraverso la riattivazione e la rigenerazione della comunicazione.

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