2 febbraio 2015 Francesca Forani

L’ assegno perequativo, questo sconosciuto

E’ bello essere poveri anche perché quando ti avvicini ai settanta anni i tuoi figli non cercano di dichiararti non sano di mente per prendere il controllo delle tue proprietà”, diceva Woody Allen.

Ma nel frattempo chi mantiene la famiglia? O in caso di separazione e divorzio a chi spetta il mantenimento dei figli?

Ovviamente è il giudice che fissa le misure economiche che garantiscono al minore la conservazione del tenore di vita goduto in costanza di convivenza con entrambi i genitori, prima della loro separazione o divorzio.

Ed in caso di redditi dei genitori particolarmente sperequati, il giudice può disporre la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità della contribuzione.

Si parla in questo caso di assegno perequativo, che viene disposto solo al fine di riequilibrare la disparità economica degli ex coniugi e di calibrare l’importo del mantenimento  sulla base dei tempi di permanenza dei figli presso ciascun genitore e sulla valenza economica che assumono i compiti domestici e di cura dei minori assunti dai rispettivi genitori.

assegno perequativoCiò nasce dalla esigenza di  evitare che il genitore con il reddito più basso sopporti esborsi maggiori in proporzione al proprio reddito.

Significativa in tal senso la sentenza del Tribunale di Milano del 19 Marzo 2014 che stabilisce “In caso di redditi dei genitori particolarmente sperequati, il giudice, per garantire che il minore goda dello stesso tenore di vita, sia con il padre che con la madre, può porre a carico dell’uno (anche se collocatario) l’obbligo di versare all’altro, un emolumento economico da destinare al figlio per il tempo in cui si trova assieme al genitore non collocatario”.

Il diritto alla bigenitorialità, infatti, non deve essere pregiudicato dalla disparità di capacità contributiva dei genitori.

E’ di fondamentale importanza che  i rapporti economici siano regolati in modo  da evitare che un bambino possa godere da parte di un genitore di ogni benessere economico (alimentazione, abbigliamento, riscaldamento, internet, tv privata, giochi, play station, etc.) e dall’altro possa avere solamente l’essenziale per vivere.

Si tratta di una lesione della bigenitorialità perché, in questo modo, il bambino, tendenzialmente, sarebbe meno incoraggiato a frequentare il genitore debole e certamente identificherebbe il suo maggiore benessere allorché si trova con il genitore economicamente più forte” (Corte App. Milano, decreto 11 agosto 2014).

 

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Comments (2)

  1. Mi par tutto giusto in una situazione onesta, ma se la ex ad esempio non dichiarasse reddito perchè lavora in nero??? Ve la siete mai posta la questione..?? E se per tutta la vita, sempre la suddetta ex non si fosse mai attivata per avere un lavoro in grado di mantenerla?? Riflettiamo..

  2. Diversi tribunali, sempre più frequentemente, riconoscono il lavoro “in nero” se opportunamente quantificato, riconoscendo quindi un reddito aggiunto per la valutazione di un eventuale assegno perequativo.

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