2 gennaio 2015 Francesca Forani

Questo posto non è per me, grazie di tutto. Bullismo e gesti estremi

“Questo posto non è per me, grazie di tutto” .

E’ il messaggio che la zia di Martina, studentessa di 16 anni, morta suicida lo scorso novembre, ha trovato scritto in un biglietto lasciato dalla nipote nella sua cameretta.

Martina è una delle ultime vittime di bullismo che ha compiuto un gesto estremo ed eclatante: si è tolta la vita gettandosi nell’Arno.

L’origine di questo male che uccide è nelle famiglie.

Quando i bambini assistono a scene di violenza domestica, che può essere fisica e/o psicologica, apprendono una nozione distruttiva: la violenza, il potere, la prevaricazione sugli altri possono essere utilizzati per ottenere ciò che si desidera.

Il bullismo non è un comportamento innato, è un comportamento acquisito dall’ambiente familiare.

bullismo

Gli psicologi dicono che non è efficace punire i bulli e cercare di limitare i loro comportamenti aggressivi; solamente l’applicazione di metodi dialettici come quello “dell’interesse condiviso” o quello della “giustizia riparativa” può costringere il bullo a confrontarsi con la sua vittima e con il danno procurato, favorendo lo sviluppo di empatia.

Spesso, però, è difficile riconoscere il bullismo, soprattutto quando si manifesta in maniera indiretta mediante comportamenti che mirano alla esclusione del soggetto preso di mira dal gruppo, isolandolo con modalità subdole come la maldicenza, lo scherzo, la calunnia, l’intromissione nei rapporti di amicizia alterando e trasformando la relazione amicale.

La vittima generalmente è un soggetto insicuro e piuttosto sottomesso e con caratteristiche fisiche deboli.

Gli attacchi di bullismo contribuiscono ad aumentare la sua insicurezza e spesso provocano stati elevati d’ansia.

Di contro, i bulli sono quei soggetti tendenzialmente aggressivi con evidente forza fisica, molto impulsivi e con un forte senso del dominio e scarsissima empatia.

Pericolosissimi, invece, sono i cosiddetti bulli passivi, ovvero i silenti testimoni e spettatori delle manifestazioni di violenza che si limitano ad osservare senza prendere alcuna iniziativa.

Costoro con il loro comportamento omissivo contribuiscono alla diffusione del fenomeno perché avallano l’atto violento, subdolo e perverso del bullo.
Che fare, allora, per fermare il bullismo prima che sia troppo tardi?

In Francia già dal 2011, oltre ad un accurato controllo sulla sicurezza di tutte le scuole, sono state create strutture di internamento scolastico per accogliere i ragazzi più violenti e difficili, prevedendo anche la sospensione immediata degli assegni familiari in caso di assenteismo scolastico.

In Inghilterra, invece, il Ministro dell’Istruzione ha conferito agli insegnanti dei veri e propri poteri speciali, consentendo loro l’utilizzo della forza per intervenire in caso di zuffe, oltre alla facoltà di perquisire gli studenti e di obbligarli a passare il sabato sera a scuola anche senza l’autorizzazione delle famiglie e sequestrare telefonini ed I-pod.

Originale ed efficacissimo, invece, si è rivelato il sistema giudiziario tedesco che ha creato una nuova tipologia di condanna per arginare il fenomeno e tentare il recupero dei bulli: “la lettura di un opera letteraria”.

Sembra che i piccoli delinquenti, dopo la lettura coattiva di romanzi e poesie, si siano trasformati in ragazzi modello.

Chissà, forse sarà proprio la poesia a salvarci.

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