1 dicembre 2014 Francesca Forani

Il cognome che sopravvive al divorzio

Ad alcune donne non interessa divorziare, l’importante è che possano continuare ad utilizzare il cognome del marito dopo il divorzio.

Questa tipologia di donne è solitamente legata ad uomini molto facoltosi, noti e dal cognome nobile o prestigioso.

Con la separazione ed il divorzio riescono ad ottenere ingenti assegni di mantenimento, ma spesso non si accontentano di soddisfare la loro vocazione all’accumulo di denaro, vogliono di più: mantenere il cognome del marito che ha permesso loro di entrare in ambienti esclusivi e selezionati.

Il cognome del marito è sicuramente un ottimo biglietto da visita e mantenerlo anche dopo il divorzio può fare la differenza.

audrey hepburn cognome nel divorzioChe carriera avrebbe avuto Marta Vacondio se non avesse continuato ad utilizzare il cognome del marito Marzotto o Daniela Garnero più nota al pubblico come Daniela Santanchè; per non parlare, poi, della Marina Pinturieri salita alla ribalta delle cronache mondane con i rispettivi cognomi dei suoi due mariti: il conte Alessandro Lante della Rovere e Carlo Ripa di Meana.

Con il matrimonio la moglie aggiunge al proprio cognome quello del marito che, però, inevitabilmente va a perdere con il divorzio.

Vi è tuttavia una eccezione: la donna può conservare il cognome del marito quando sussista un interesse suo o dei figli meritevole di tutela.

La possibilità di consentire la conservazione del cognome del marito dopo il divorzio deve essere considerata una ipotesi straordinaria ed affidata al potere discrezionale del giudice.

Ovviamente il semplice desiderio di conservare come tratto identitario il riferimento ad una relazione familiare ormai giuridicamente conclusa, non può di per sé essere considerato motivo sufficiente per  consentire alla donna divorziata la conservazione del cognome del marito.

Inoltre, l’utilizzo del cognome non deve costituire un pregiudizio per il coniuge che non presta il proprio consenso e che, invece, intende ricreare un nuovo nucleo familiare riconoscibile come legame sociale e giuridico.

Il Tribunale di Milano già nel 2009 con la sentenza n. 5644 si era espresso in modo emblematico stabilendo che “L’interesse al mantenimento del cognome del coniuge dopo il divorzio risulta meritevole di tutela qualora riguardi la sfera del lavoro professionale, commerciale o artistico della moglie, oppure, ancora, in considerazione di profili di identificazione sociale e di vita di relazione meritevoli di tutela oltre che di particolari profili morali o considerazioni riguardanti la prole (la cui identificazione con un cognome diverso possa essere causa di nocumento)…”

Ma la recente sentenza della Cassazione n. 18141 /2014  ha stabilito in modo perentorio cheIl cognome del marito non può essere conservato dalla moglie perché questa si qualifichi in un  determinato settore del vivere. Il diritto della moglie alla conservazione ed alla spendita del cognome del marito dopo la sentenza di divorzio presuppone che il cognome stesso concorra, in modo determinante, ad identificarla nella vita sociale in maniera assoluta e non settoriale.”

Riusciremo mai ad avere un’effettiva parità di genere, se persino le due donne più potenti del mondo Angela Dorothea Kasner e Hillary Diane Rodham sono conosciute con i cognomi dei rispettivi ex e attuali mariti, Merkel e Clinton?

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