10 novembre 2014 Elisabetta De Santis

Adozione e mediazione familiare: si può fare

Le tecniche di mediazione dei conflitti familiari sono utilizzabili nei casi di adozione.

Si tratta di una prassi diffusa soprattutto all’estero, volta a facilitare la comunicazione sia tra genitori naturali ed adottivi che tra i due nuclei familiari ed il figlio adottato.

Nei paesi anglosassoni, infatti, l’open adoption prevede l’obbligo in capo ai genitori adottivi di informare il figlio in merito alle proprie origini, rendendo così inevitabile il confronto tra le due famiglie, adottiva e biologica.

Pertanto, la mediazione familiare assume in quei paesi una valenza maggiore rispetto alla realtà italiana, in cui il contatto tra i due nuclei familiari avviene solo in casi particolari.

Le domande che i figli adottivi si pongono sulle proprie origini devono comunque ricevere risposte adeguate, idonee a soddisfare i loro bisogni e tali da non compromettere il rapporto affettivo che si è creato con l’adozione.

fiore giallo mediazione familiare adozione

E’ in questo momento che l’intervento del mediatore familiare risulta determinante al fine di aiutare i genitori adottivi a capire le paure ed i bisogni del figlio, insegnando loro tecniche, modalità e tempi di comunicazione.

Il mediatore può promuovere il dialogo non ancora iniziato tra genitori e figlio, o intervenire per evitare che le relazioni si incrinino e che il silenzio prenda il sopravvento.

L’obiettivo principale della mediazione familiare è l’apertura comunicativa, per prevedere le possibili azioni del figlio e le conseguenti reazioni dei genitori.

Aiutare la coppia a non trovarsi impreparata ai cambiamenti ed alle nuove esigenze del figlio significa aprire uno spiraglio sul futuro, mettendo in luce la continuità del loro impegno come genitori.

Anche il contatto tra figlio e famiglia biologica può necessitare dell’intervento del mediatore, al fine di  facilitare l’organizzazione e le modalità di svolgimento degli incontri.

La mediazione dei conflitti familiari costituisce, quindi, quel tassello fondamentale del mosaico composto da tutti gli attori  coinvolti nell’adozione, in quanto coordina la relazione tra le diverse figure facilitando la comprensione delle esigenze del minore adottato.

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