20 ottobre 2014 Elisabetta De Santis

Mediazione familiare e terapia di coppia: come distinguerle

E’ bene chiarire che la mediazione familiare e la terapia di coppia sono due percorsi diversi e separati.

Il ruolo del mediatore non è quello né di counselor né di terapeuta.

Il suo background culturale di provenienza, infatti, può essere di stampo psicologico, giuridico o umanistico.

Non c’è una strada univoca per arrivare a questa professione: ognuno sceglie il proprio percorso e, dopo una formazione riconosciuta, costruisce la propria professionalità declinandola con le caratteristiche personali possedute.

Le differenze principali tra la mediazione e la terapia di coppia sono di vario genere.

terapia di coppiaLa prima consiste in un intervento circoscritto nel tempo, solitamente non viene mai superato un massimo di dieci incontri e raramente individuali.

L’obiettivo della mediazione familiare è specifico, dichiarato e concordato: nella maggior parte dei casi consiste nell’arrivare a un accordo condiviso.

Invece, il lavoro psicoterapeutico non può prefissarsi a priori delle mete e prevedere quando avrà termine.

Un’altra differenza importante è che la mediazione è centrata sul presente e sul futuro, piuttosto che sull’analisi delle cause e delle concatenazioni del passato.

Il lavoro rimane sempre sul livello pragmatico del presente, non tralasciando l’apertura a valutazioni relative al futuro, soprattutto quelle relative ai cambiamenti delle esigenze dei figli dettate dalla loro crescita.

Infine, a differenza del terapeuta, il mediatore non è tenuto a fare interpretazioni dei sentimenti e dei desideri, ma deve rimanere nel suo ruolo neutrale di facilitatore della comunicazione e della riorganizzazione familiare.

Sulla base di queste differenze, in certi casi può accadere che il mediatore consigli alla coppia di rivolgersi a un terapeuta per affrontare le problematiche che in mediazione non vengono trattate e per continuare in un secondo momento o parallelamente il percorso di mediazione.

Ecco perché è auspicabile la collaborazione tra psicologi e mediatori, nel rispetto reciproco dei ruoli e delle caratteristiche specifiche di queste due professioni.

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