16 giugno 2014 Francesca Forani

Fast wedding: come sposarsi all’estero (e non ritrovarsi single o bigami in Italia)

L’esterofilia, sebbene non sia una malattia, è molto contagiosa.

La definizione che ne dà il noto dizionario Sabatini-Coletti è la seguente: “sopravvalutazione di tutto ciò che è straniero”.

Noi italiani siamo affetti da questa strana sindrome e la manifestiamo in tutti i settori della nostra vita.

Anche il fatidico “sì” diventa speciale se detto all’estero.

Attenzione però, il matrimonio celebrato all’estero è valido solo se vengono rispettate alcune regole e seguiti determinati iter burocratici.

sposarsi all'esteroPer sposarsi all’estero bisogna innanzi tutto munirsi di un certificato di capacità matrimoniale o di non impedimento a contrarre matrimonio, il c.d. nulla osta, che viene rilasciato dal comune di residenza.

L’atto di matrimonio emesso dall’ufficiale dello stato civile estero dovrà essere debitamente tradotto e trasmesso alla rappresentanza consolare italiana, che avrà cura di inoltrarlo in Italia ai fini della trascrizione nei registri dello Stato civile del comune competente.

I matrimoni celebrati all’estero sono immediatamente validi nel nostro ordinamento, ma devono essere celebrati secondo le forme previste dalla legge straniera, la trascrizione in Italia assume solo un valore certificativo.

E se volessimo celebrare il nostro matrimonio all’estero con rito cattolico, potremmo farlo dovunque in quanto la Chiesa Cattolica è universale.

L’unico requisito è quello di ottenere dalla propria diocesi il relativo  nulla osta.

Il matrimonio religioso celebrato all’estero sarà, però, valido ed efficace in Italia solo se in grado di produrre effetti civili nell’ordinamento dello Stato straniero.

La Corte di Cassazione si è espressa circa la validità, in Italia, di matrimoni celebrati all’estero secondo il rito canonico/concordatario, ritenendo che il sacramento del matrimonio abbia un valore ultraterritoriale e che possa essere ricevuto in qualsiasi parte del mondo dove siano presenti ministri del culto cattolico e, conseguentemente, possa essere validamente trascritto.

Quindi, se volessimo recarci nella capitale mondiale del matrimonio, nella Las Vegas che vede più di 100.000 coppie convolare a nozze ogni anno, potremmo validamente e rapidamente sposarci anche con il rito cattolico.

Non dimentichiamo però, che non è consentito l’errore interpretativo sulle norme che regolano e disciplinano il matrimonio contratto all’estero.

Andare a Las Vegas e sposarsi a cuor leggero, magari per gioco con il primo e avvenente uomo incontrato in vacanza, sottovalutando che in Italia si è già contratto un altro matrimonio da diversi anni, può esserci fatale.

E’ il caso di una cittadina italiana che sebbene già coniugata in Italia, contraeva un altro matrimonio in Las Vegas dinanzi alle autorità competenti nel rispetto della legge del Nevada.

La mancanza di stato libero della signora e l’immediata efficacia del secondo matrimonio, regolarmente trascritto nei registri dello stato civile del comune italiano di residenza, ha avuto come naturale conseguenza una condanna della neo sposa per il reato di bigamia.

Il nostro codice penale all’art. 556 punisce la bigamia con la reclusione da uno a cinque anni e specifica, inoltre, che alla stessa pena soggiace chi, non essendo coniugato, contrae matrimonio con persona legata da altro matrimonio avente effetti civili.

Il matrimonio è una cosa seria, è vero, ma forse aveva ragione Winston Churchill affermando che “… non è necessario inasprire le pene per la  bigamia. Un bigamo ha due suocere: come punizione mi pare che basti!“.

 

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