9 giugno 2014 Francesca Forani

Sfrattasi suocera invadente!

“Fecero la suocera di torrone ed era amara pure quella!”, così recita un vecchio detto pugliese.

La suocera viene considerata come un essere perfido, autoritario, pettegolo e talvolta mostruoso.

Il 49% delle nuore in Italia è convinta che le suocere siano la prima causa di divorzio, mentre il 25% considera la propria suocera una iena.

Lo stesso Satana ebbe a dichiarare di sua suocera : “Ha reso la mia vita un inferno!”

La reputazione di queste donne è messa a repentaglio anche dall’utilizzo di comuni modi di dire: chi non conosce il cuscino della suocera, ovvero la pianta grassa simile ad un porcospino, botanicamente nota con il termine echinocactus grusonii?

Ed il latte di suocera? Potentissimo liquore prodotto con più di cento erbe ad elevata gradazione (75% vol.) che stordisce.

Il mal di suocera, poi, non si augura a nessuno. Trattasi, infatti, di una patologia nervosa che provoca seri danni fisici.

suoceraAnche se definire il comportamento della propria suocera simile a quello di una vipera non è reato, così ha dichiarato la Cassazione scagionando in tal modo tutte quelle espressioni che si risolvono solo in “dichiarazioni di insofferenza” e che non possono giustificare l’attivazione della tutela penale contro chi le ha pronunciate, non sempre riusciamo a liberarci della sua figura, sebbene fossimo legalmente separate dal suo amato figlio.

In alcuni casi, però l’invadenza ostinata delle suocere può essere efficacemente arginata o meglio, annullata definitivamente.

Se la coppia è ormai di fatto separata, infatti, la permanenza della suocera nella ex casa coniugale non è consentita e la sua eventuale ostinata permanenza, secondo la Suprema Corte, integra il reato di violazione di domicilio.

La Cassazione Penale con sentenza n. 47500/2012 ha evidenziato, infatti, che “[] nel caso in cui, all’esito di una separazione di fatto, uno dei coniugi abbia abbandonato l’abitazione familiare, trasferendosi a vivere altrove, l’unico titolare del diritto di esclusione dei terzi va individuato nel coniuge rimasto nell’abitazione familiare, con conseguente configurabilità del delitto di violazione di domicilio nei confronti di chi vi si introduce o vi si intrattiene contro la volontà espressa o tacita di quest’ultimo ovvero clandestinamente o con l’inganno, ivi compreso il coniuge trasferitosi a vivere altrove”.

E’ proprio vero che “Nella stessa casa suocera e nuora insieme ci stanno proprio come due mule selvagge alla stessa magiatoia.” [Giovanni Verga]

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