3 giugno 2014 Francesca Forani

Divorzio e indagini patrimoniali sui redditi: quali poteri ai giudici?

L’umiltà è una virtù stupenda. Il guaio è che molti italiani la esercitano nella dichiarazione dei redditi.” (Giulio Andreotti)

E’ proprio vero, quando si tratta di pagare le tasse o di determinare la corretta misura dell’assegno di mantenimento allo spirare del rapporto coniugale, si impadronisce di noi uno straordinario ed improvviso senso di riservatezza, di discrezione e di modestia.

La nostra esuberanza caratteriale si trasforma inevitabilmente in inerzia ed apatia nel momento in cui dobbiamo rendicontare i nostri redditi.

Si sa che il coniuge che richiede l’assegno di mantenimento deve necessariamente provare il proprio stato di bisogno, ovvero la mancanza di mezzi adeguati che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, o l’impossibilità di procurarseli per motivi oggettivi.

giudice indagini sui redditiSarà, poi, compito del  giudice, al fine di valutare la congruità dell’assegno di mantenimento richiesto, analizzare il contesto sociale nel quale i coniugi hanno vissuto durante la convivenza, quali e quanti siano i bisogni emergenti del coniuge richiedente e, soprattutto, accertare le disponibilità economiche del coniuge a carico del quale va posto l’assegno.

Tema estremamente dibattuto, in questo ambito, riguarda il potere dei giudici di disporre una consulenza tecnica d’ufficio avvalendosi del contributo della Polizia Tributaria al fine di accertare, con apprezzabile grado di esattezza, i redditi di entrambe le parti in un procedimento di separazione e divorzio.

La natura eccezionale e sussidiaria della consulenza tecnica d’ufficio (CTU) sui beni, redditi e patrimoni del coniuge obbligato, è sottoposta all’ampio potere discrezionale del giudice.

Così infatti, ha stabilito la Suprema Corte: “Il potere d’intervento a fine d’indagine patrimoniale è eccezionale, di natura sussidiaria che si giustifica e trova ingresso nel solo caso in cui risulti insufficiente o inappagante il risultato dell’ordinaria dinamica dell’attività istruttoria espletata dalle parti in giudizio “ [Cass. I Sez. n. 11415/14].

Conseguenza diretta di questo orientamento sarà quella di vedere statuizioni coerenti ed efficaci solo se deriveranno dall’operato di un giudice sensibile ed attento a far emergere le reali disponibilità economiche delle parti in giudizio.

Questo ampio, o meglio, assoluto potere discrezionale del giudice, che non deve neppure giustificare la motivazione per cui non intende disporre le richieste indagini patrimoniali, determina, inevitabilmente, una disparità di trattamento tra chi è in grado di occultare il proprio reddito e chi, invece, non è nelle condizioni di dimostrare una diversa capacità contributiva e consistenza patrimoniale.

In verità una minore discrezionalità dell’organo giudicante garantirebbe una maggiore tutela dei figli minori e del coniuge economicamente più debole.

Un piccolo aiuto, però, ci giunge dal Consiglio di Stato (sez. IV, n. 2472/14) che ha accolto l’istanza presentata da un coniuge, coinvolto in un processo di separazione personale, consentendogli l’estrazione di copia delle dichiarazioni fiscali e dei contratti relativi ai beni immobili dell’altro coniuge.

L’unico limite posto è stato quello “della sola forma della visione per le movimentazioni finanziarie”.

Non dimentichiamo che l’onere della prova è sempre a carico della parte che intende dimostrare l’esistenza di un fatto o di un diritto, quindi, diamoci da fare: indaghiamo, reperiamo informazioni sufficienti sui redditi e sulle sostanze di controparte, assumiamo investigatori e forniamo al giudice tutti gli elementi necessari per far valere i nostri diritti.

Neanche il diritto alla privacy può fermarci.

Dinanzi ad un giudizio di separazione o divorzio, la privacy può subire delle legittime compressioni per garantire l’esercizio di un diritto di rango superiore come la tutela dei minori e del coniuge economicamente più debole.

E’ proprio il caso di dire che “chi fa da sé fa per tre !”

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