26 maggio 2014 Francesca Forani

Bamboccioni oppure no?

Chiamateli come volete, bamboccioni, sfigati, mammoni, illusi, fannulloni, choosy, schizzinosi, ma tutta questa veemenza lessicale  non è giustificata.

Sono molti i giovanni “neet” (Not in Education, Employment or Training), sospesi in un limbo che non li vede né studenti, né lavoratori.

Sono vittime o carnefici?

Forse entrambe le cose, ma è bene non generalizzare troppo e non ragionare per stereotipi.

Esistono anche giovani intraprendenti, appassionati, creativi e motivati a forgiare il proprio futuro.

Evitiamo dunque di fare di tutt’erba un fascio.

Tuttavia, seppur con le dovute differenze del caso, la questione diventa complicata, delicata e controversa quando si tratta di stabilire i limiti del diritto al mantenimento dei figli maggiorenni che non abbiano ancora raggiunto l’indipendenza economica.

bamboccioniNon è sempre facile bilanciare in modo equilibrato i contrapposti interessi in gioco, ovvero da un lato la difficilissima e precaria condizione sociale oggi riservata ai giovani, e dall’altro le peggiorate condizioni patrimoniali e finanziarie dei genitori obbligati al mantenimento.

E’ ovvio, però, che tale obbligo non può protrarsi all’infinito.

Se il figlio si impegna in modo proficuo negli studi o in un apprendistato e stage che sia finalizzato allo svolgimento di una professione consona agli studi intrapresi, l’obbligo di mantenimento dovrà sicuramente persistere.

Ma laddove il figlio, prossimo al raggiungimento del ventottesimo anno di età, non frequenti con profitto il corso di laurea al quale risulta formalmente iscritto da più di otto anni, tale obbligo è da escludersi (Cass. Civ., Sez. VI, 27.01.2014, n. 1585).

Così come i figli specializzandi in medicina che ricevono il compenso da contratto di formazione specialistica, sebbene non sia un contratto di lavoro stabile ma solo una borsa lavoro, non hanno diritto ad essere mantenuti dai genitori separati o divorziati.

E’ ciò che ha stabilito la prima sezione civile della Corte di Cassazione con sentenza del 22 maggio 2014, accogliendo il ricorso di un padre divorziato che continuava a versare la somma di 450 euro al mese alla figlia maggiorenne, specializzanda in medicina e titolare di una borsa lavoro con contratto quinquennale per un importo annuo di 22.700 euro e, per di più, convivente con la madre.

L’ambivalenza che caratterizza la società odierna vede da un lato i giovani inerti, che non vogliono crescere, incapaci di spezzare quell’incantesimo fondato esclusivamente sulla speranza del lavoro e non sulla politica del “darsi da fare” e, dall’altro lato, una società che non fa nulla affinchè i giovani vengano inseriti nei meccanismi sociali che rimangono ad esclusivo appannaggio di chi si è insediato e non intende abbandonare le proprie posizioni.

E’ sempre più indispensabile fare in modo che l’insicurezza e la nevrosi dei giovani si trasformino in serenità e conforto, affinchè siano in grado di raggiungere quel senso di stabilità che dona equilibrio psichico e professionale.

Aiutiamoli a gettare via, a seppellire quella “coperta” da cui Linus non si separava mai perché rappresentava l’unico oggetto di transizione in grado di donargli una parvenza di sicurezza.

Aiutiamoli a capire che Linus si sbagliava quando affermava che “Solo un metro di scarsa flanella sta tra me e un esaurimento nervoso!

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