19 maggio 2014 Francesca Forani

Quando l’omosessualità non è causa di addebito

Roger Peyrefitte, scrittore, diplomatico ed attivista per i diritti dei gay, era solito affermare “Uno non dovrebbe mai perdere la speranza. L’omosessualità può colpire un eterosessuale a qualsiasi età.”

L’omosessualità è una variante del comportamento sessuale talvolta consapevole, accettata e dichiarata, talaltra inconsapevole e latente che opera al di sotto dei livelli di coscienza.

L’omosessualità femminile, così come quella maschile, è sempre esistita e non ha mai cessato di essere oggetto di discussioni e divergenze.

I fattori che determinano l’orientamento sessuale definitivo di una persona scaturiscono dall’interazione complessa di elementi di natura biologica, psicologica, sociale e relazionale.

Spesso la difficoltà di instaurare rapporti con l’altro sesso può essere la causa di una omosessualità che resta latente o inconscia per lungo tempo.

E quando si scopre che il proprio coniuge non costituisce più un punto di riferimento saldo e gratificante e che il proprio orientamento sessuale si rivela prevalentemente omosessuale da non consentire più alcuna condivisione fisica con il proprio marito e/o moglie, la rilevata omosessualità non potrà essere considerata motivo di addebito della conseguente separazione.

bandiera arcobaleno omosessualitàLa IX sezione civile del Tribunale di Milano, con sentenza del 19 marzo 2014, ha espressamente stabilito che “la scoperta o, meglio ancora, la slatentizzazione di una omosessualità prima mai colta né sperimentata (quanto meno a livello cosciente) – cui sia conseguita la interruzione della famiglia eterosessuale formata nelle more – non può costituire motivo di addebito.

La fine del rapporto di coniugio causata dalla scoperta della omosessualità latente dell’altro coniuge è una circostanze che non integra la violazione dei doveri nascenti dal matrimonio.

Non è ravvisabile alcun comportamento colposo, inteso come venire meno cosciente e volontario ai doveri coniugali, quanto piuttosto una – non addebitabile – “evoluzione” del rapporto matrimoniale.

Ovviamente la relazione omosessuale non deve aver leso la reputazione sociale dell’altro coniuge, ma deve essere stata vissuta con discrezione e senza pubblico “outing”.

In fondo l’amore non è mai un errore, e come diceva John Lennon “It matters not who you love, where you love, why you love, when you love, how you love. It matters only that you love“, “Non importa chi ami, dove ami, perchè ami, quando ami, come ami. La sola cosa che importa è che ami“.

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