22 aprile 2014 Francesca Forani

Per chi suona il campanello. Modalità dello stalking

Quando l’amore viene il campanello suonerà …”, cantava Orietta Berti nel lontano 1970, e dopo 44 anni il campanello suona ancora, ma il ritornello della canzone dovrebbe essere aggiornato a “quando lo stalker viene il campanello suonerà …”.

Il reato più gettonato del momento, lo stalking, può assumere diverse forme e modalità.

Il comportamento di stalking più originale giunto alla ribalta delle cronache giudiziarie è stato quello di un uomo che ha molestato la ex moglie suonando alla porta della sua abitazione in continuazione, dalle 5,30 fino alle 6,40.

Nella stessa occasione, non ancora soddisfatto della molestia arrecata, si adoperava per interrompere il quadro elettrico ubicato all’esterno della casa.

Solamente l’intervento dei Carabinieri faceva cessare il comportamento molesto.

suonare il campanello stalkingIn tutti gli stalker è ravvisabile un lato umano, un lato thriller e drammatico ed un lato fantasioso che, tuttavia, non li esonera quantomeno da una condanna di molestia e disturbo alle persone.

La giurisprudenza ha più volte dichiarato che il reato di stalking può essere realizzato anche con una sola azione purché particolarmente sintomatica.

Anche il nome dell’amata inciso su ogni bara uscita dall’impresa funebre di cui lo stalker era proprietario costituisce un comportamento originale, oltre che una espressione di amore malato che si concretizza in una minaccia di amore eterno.

Ricevere un sms del seguente tenore: “Ti farò una bellissima bara bianca, tempestata di cristalli e con rose rosse intarsiate. Ti terrò con me, imbalsamata, per sempre”, farebbe tremare la più combattiva delle donne.

Che dire allora di colui che aveva effettuato più di cento telefonate mute in meno di due mesi al cellulare della sua ex fidanzata?

La petulanza è l’elemento che caratterizza il reato di molestie.

É quell’atteggiamento di insistenza fastidiosa, di arrogante invadenza e di intromissione inopportuna e continua nella nostra vita privata che ci irrita e ci infastidisce.

Se la petulanza persiste può trasformarsi in veri e propri atti persecutori.

Il quid pluris che caratterizza il reato di stalking (atti persecutori, art. 612 bis c.p.) dal reato di molestie (art. 660 c.p.) è dato dalla reiterazione delle condotte e dalla produzione di un grave e perdurante stato di ansia e di paura o di un fondato timore per la propria incolumità o per quella di un prossimo congiunto.

Chi è colpito dalla sindrome del molestatore assillante non è quasi mai un criminale incallito e non è difficile tenerlo a bada se riusciamo ad usare una pressione superiore alla sua.

E’ comunque molto importante dare un segnale univoco ed immediato allo stalker: un rifiuto fermo, unico, senza possibilità di replica, privo di aggressività o contro-minacce.

Un secchio di acqua fredda da versare al momento giusto, un bel fischietto o una tromba da stadio da tenere sempre vicino al telefono.

Metodi semplici, ma sempre efficaci!

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