7 aprile 2014 Francesca Forani

Sì al trasferimento all’estero dell’ex coniuge con i figli minori

Il processo di  globalizzazione  secondo cui idee, prodotti e persone si muovono nel mondo con grande facilità e rapidità, tocca la vita quotidiana e il destino di miliardi di individui.

Anche la famiglia si trova a  risentire dei processi di cambiamento che caratterizzano il momento sociale attuale.

Dalle famiglie tradizionali si è passati alle famiglie globali.

I sempre più frequenti matrimoni misti hanno contribuito all’incontro-scontro tra varie culture, mettendo fortemente in discussione la capacità della famiglia di uscire indenne dalle dirompenti e dissolutive spinte della società globalizzata.

Si pensi al genitore (di nazionalità italiana o estera) che, dopo la separazione, voglia spostare la propria residenza all’estero per motivi di lavoro, o semplicemente perché intende ritornare  nel proprio paese di origine.

Che ne sarà del rapporto genitori-figli?

Può il genitore trasferirsi all’estero e portare con se il figlio minore?

Quali sono le tutele per l’altro genitore che subisce il trasferimento all’estero del figlio?

valigia bimbo trasferimentoSono domande frequenti a cui non è sempre facile rispondere.

Le maggiori difficoltà, però, ricadono inequivocabilmente sui figli minori che stentano a capire quale sia la loro casa ed il  perché vivono in abitazioni diverse, secondo i giorni della settimana, con tutto ciò che ne consegue per la loro stabilità emotiva.

Non vi è un divieto generalizzato al cambio di residenza da parte del genitore collocatario, il genitore affidatario ha diritto di stabilire la propria residenza all’estero e di portare con sé il figlio minore.

Lo prevede espressamente l’art. 21 della Convenzione dell’Aja del 25 ottobre 1980  e diverse pronunce della Suprema Corte che hanno considerato legittimo l’esercizio del diritto dell’affidatario di stabilire la propria residenza all’estero.

Quindi, il genitore non affidatario non può impedire che l’altro genitore porti con sé il minore all’estero per stabilirne là la residenza abituale, né può pretendere l’immediato rientro del minore nello Stato adducendo il mancato rispetto del  diritto di visita.

Potrà solamente sollecitare l’autorità competente affinché siano compiuti tutti i passi necessari alla rimozione di ogni ostacolo all’esercizio del proprio diritto di visita.

Mentre se è il genitore affidatario a lamentare e a denunciare il trasferimento del minore in uno Stato estero, questi potrà validamente rivolgersi al Tribunale della residenza del minore  per ottenerne il ritorno in patria.

E’ evidente come sia operante  tra i genitori affidatari e non affidatari una discriminazione basata sulla violazione del principio di pari responsabilità genitoriale e di pari dignità sociale.

A questo punto la domanda che sorge spontanea è la seguente: cosa accade nel caso di affidamento condiviso?

Anche in questo caso la Cassazione ha stabilito che la distanza esistente tra i luoghi di residenza dei genitori non costituisce di per sé un ostacolo all’affidamento condiviso.

“[…] la distanza tra i luoghi di residenza dei genitori può, in linea di principio  precludere la possibilità di un affidamento condiviso del minore solo quando si traduca in un comportamento, da parte di uno dei genitori, che escluda il genitore medesimo dal pari esercizio della potestà genitoriale, così da rendere non rispondente all’interesse del figlio l’adozione, nel caso concreto, del modello legale prioritario di affidamento; sotto altro profilo, potendo detta distanza incidere sulla disciplina dei tempi e delle modalità della presenza del minore presso ciascun genitore, l’affidamento condiviso del minore ad entrambi i genitori non è incompatibile con il mantenimento della collocazione del minore stesso presso l’abitazione della madre, qualora il giudice del merito ritenga tale collocazione meglio rispondente all’interesse di detto minore e alla migliore esplicazione delle modalità dell’affidamento condiviso, salvaguardati comunque, attraverso la previsione di adeguate modalità di visita e di incontri periodici, l’esercizio dell’affidamento condiviso anche da parte dell’altro genitore e il legame del minore con tale genitore […]“(Cassazione Civile, Sezione VI,  n. 24526/2010).

E’ compito del Giudice valutare la soluzione migliore per il minore, ma è compito dei genitori valutare con attenzione le esigenze dei propri figli e permettere loro di rimanere ancorati all’ambito culturale, familiare e territoriale in cui sono cresciuti.

Sono i genitori che devono evitare, pur avendone tutti i diritti e le facoltà, un trasferimento all’estero che possa trasformarsi in un vero e proprio trauma per i  figli, i quali vedrebbero completamente modificate le proprie radicate consuetudini di vita, il proprio ambiente sociale, scolastico ed i legami instaurati anche  con i parenti più prossimi, compresi i nonni.

L’amore a distanza non è sempre una buona soluzione.

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