3 marzo 2014 Francesca Forani

Family in progress – Una famiglia per crescere

“I bambini imparano ciò che vivono. Se un bambino vive con la sicurezza, impara ad avere fiducia in se stesso e in coloro che lo circondano”, scrive Dorothy Law Nolte.

Ogni bambino ha diritto di crescere e di essere educato nell’ambito della propria famiglia, ma non tutti i bambini hanno il privilegio di avere dei genitori accudenti ed in grado di adempiere ai propri obblighi.

Spesso, in questi casi, si ricorre al cosiddetto affido eterofamiliare, all’aiuto di una famiglia affidataria o ad una famiglia solidale o d’appoggio.

Diventare famiglia affidataria significa avere un progetto di genitorialità sociale.

Diventare famiglia affidataria significa assumere un ruolo di cura e tutela delle future generazioni, anche se non appartenenti al proprio nucleo familiare.

La legge n. 184/1983 regola l’affido eterofamiliare, definendolo un intervento idoneo a garantire al minore tutte le cure, gli affetti e le tutele necessarie quando la famiglia di origine si trovi nella temporanea incapacità o impossibilità di farlo.

famigliaIl minore viene temporaneamente inserito in un altro contesto familiare in grado di sopperire alla inadeguatezza dei genitori naturali sulla base di un progetto che preveda l’integrazione e la collaborazione tra le due famiglie.

L’affido presuppone la possibilità di recupero della famiglia di origine del minore; trattasi, infatti, di un intervento temporaneo, transitorio e preventivo, da utilizzarsi in situazioni non necessariamente di patologia familiare grave.

L’affido eterofamiliare ha lo scopo di garantire al minore “il diritto a vivere, crescere ed essere educato nell’ambito di una famiglia […] senza distinzione di sesso, etnia, di età, di lingua, di religione, […] quando la famiglia [naturale] non è in grado di provvedere alla sua crescita ed educazione“ (legge n. 149/2001, art.1, commi 4 e 5 ).

L’affido in questo senso assume una particolare importanza e rilevanza sociale in quanto diventa un modo per andare incontro al disagio di un minore e l’occasione per proporre un rapporto educativo diverso, adeguato e propositivo, oltre a fornire un utile strumento di avvicinamento al nucleo familiare in difficoltà.

La famiglia affidataria oggi è considerata una fondamentale risorsa ed è riconosciuta come partner dei servizi sociali, la sua partecipazione attiva alla definizione ed alla costruzione dei vari progetti di affidamento la pone in una posizione privilegiata per il raggiungimento di quegli obbiettivi volti al benessere del minore.

Gli affidatari possono essere coppie con o senza figli, sposate o conviventi, così come persone singole.

La legge non stabilisce vincoli di età rispetto al bambino affidato.

L’affido richiede uno sforzo congiunto ed elevato tra i servizi sociali, gli operatori del settore e le famiglie affidataria e di origine.

La complessità delle aspettative e delle responsabilità dei vari soggetti che operano per il successo del progetto di affido si intrecciano e si differenziano per cultura, risorse ed obiettivi, formando un coacervo di attività e di energie che, se ben canalizzate, saranno in grado di creare quel patrimonio sociale che è alla base della solidarietà.

La famiglia solidale o la famiglia d’appoggio è, invece, la famiglia che si rende disponibile ad aiutare un minore nelle azioni della sua vita quotidiana.

Qualcuno le ha definite delle porte aperte per bambini e famiglie in difficoltà momentane, in grado di offrire il loro supporto affettivo, educativo ed accuditivo nella gestione della vita quotidiana.

Alcune famiglie non riescono ad occuparsi da sole dei propri figli in quanto risultano carenti di risorse parentali, amicali e necessitano di un sostegno per seguire le attività educative, scolastiche e di sviluppo sociale dei minori.

Le principali caratteristiche di questo tipo di aiuto familiare sono la temporaneità, che si esplica per alcune ore della giornata, in determinati giorni della settimana o nei week-end,  il continuo contatto con la famiglia d’origine del minore, la gratuità e spontaneità dell’aiuto offerto e nessuna sostituzione delle capacità genitoriali.

Ovviamente, il tutto avviene alla presenza di una rete di servizi pubblici e di associazioni private in grado di garantire il confronto ed il sostegno della famiglia che offre la propria disponibilità.

La durata del’appoggio familiare è concordata con la famiglia di origine che lo richiede al Servizio Territoriale di competenza che ne autorizza l’intervento ed è definita nel progetto.

Non occorre avere particolari requisiti per essere famiglie di appoggio, ma è sufficiente avere spazio e tempo per accogliere nella propria casa e nella propria vita un bambino bisognoso e la volontà di accompagnarlo in alcuni momenti della giornata, aiutandolo a sviluppare le sue capacità e mantenendo validi rapporti con il nucleo familiare d’origine, nel rispetto del progetto concordato.

Veder crescere e partecipare alla vita dei figli che ci vengono affidati è come assistere ad una film a trama complessa che si svolge in più episodi, ma è sicuramente uno dei più bei spettacoli a cui possiamo assistere.

, ,

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *