17 febbraio 2014 Francesca Forani

Family in progress – La famiglia di fatto

La Famiglia di fatto è una realtà sempre più attuale e diffusa.

Determinata dal mutare della coscienza sociale e del costume, oggi è socialmente  accettata.

Ciò non significa che siamo giunti ad una totale equiparazione tra il matrimonio e la convivenza more uxorio, ma quest’ultima non viene più vissuta come una minaccia al modello di famiglia istituzionale fondato sul vincolo matrimoniale.

Ovviamente, chi ha liberamente scelto di non vincolarsi sposandosi e di non abbandonarsi ad un concetto di definitività tipico del vincolo coniugale, ha concepito la propria relazione sentimentale come un rapporto dinamico e  aperto che si costruisce giorno dopo giorno.

La stabilità e certezza del matrimonio incentrata sulla reciprocità di diritti e doveri dei coniugi,  si contrappone alla libera revocabilità della convivenza, così come la soggettività dei conviventi prevale sulle esigenze obiettive della famiglia nel rapporto matrimoniale.

La famiglia di fatto è compresa tra le formazioni sociali che l’art. 2 della Costituzione considera  idonee a consentire lo sviluppo della personalità umana.

Ovviamente per parlare di famiglia di fatto o di convivenza more uxorio occorre che tra due persone di sesso diverso si sia instaurata una relazione sentimentale stabile, caratterizzata da una convivenza abituale e da solidarietà affettiva intesa come comunione di vita materiale e spirituale che abbia un adeguato riconoscimento sociale.

famiglia di fattoAssume un particolare rilievo, ai fini del fondamentale  requisito della stabilità, la durata temporale della convivenza stessa e l’eventuale nascita di figli.

Così come per convivenza abituale deve intendersi una coabitazione permanente, non saltuaria e transitoria.

Solo alla presenza dei suddetti requisiti  la giurisprudenza ha riconosciuto in capo al convivente vari diritti, quali: il diritto al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale per la morte del compagno o campagna per fatto del terzo; il diritto del convivente di farsi restituire attribuzioni patrimoniali effettuate durante il rapporto di convivenza; il diritto alla riduzione o l’eliminazione dell’assegno di mantenimento nel caso in cui sia dimostrata una convivenza stabile del coniuge separato o divorziato.

Nonostante ciò, la mancata regolamentazione legislativa della famiglia di fatto, rende problematica la tutela dei diritti dei conviventi.

Ad oggi, infatti, in caso di conflitti o di cessazione del rapporto di convivenza, l’unica modalità idonea  alla regolamentazione dell’unione di fatto rimane la stipulazione di patti di convivenza.

Questi ultimi possono disciplinare i rapporti patrimoniali dei conviventi, l’eventuale costituzione di  fondi comuni familiari, l’erogazione di  prestazioni patrimoniali in caso di interruzione del rapporto, le modalità di assegnazione dell’abitazione familiare e l’assistenza in caso di malattia attraverso la designazione dell’amministratore di sostegno.

I contratti di convivenza, però, non potranno intervenire sulla risoluzione di problematiche legate ai figli e all’eredità, per i quali si dovrà attendere l’intervento del legislatore.

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