10 febbraio 2014 Francesca Forani

E vissero … infelici e conviventi!

Nulla separa di più due persone quanto la convivenza!

Se la capanna si rivela troppo stretta per i due cuori e la convivenza diventa intollerabile, l’unico rimedio utile è la separazione.

Non esiste, infatti, alcun farmaco idoneo a combattere la cosiddetta intollerabilità, che come un virus si insinua in gran parte delle coppie, sposate e non, determinando la completa distruzione del legame di coppia.

Ma cosa significa, in realtà, la locuzione “intollerabilità della convivenza”?

La violazione degli obblighi familiari reiterati e protratti nel tempo è stata considerata, per lungo tempo, una circostanza oggettiva di particolare gravità in grado di minare in modo considerevole il rapporto tra i coniugi.

Si cercava, in questo modo, di salvaguardare l’esigenza di garantire l’unità della famiglia e il diritto di ciascun coniuge alla prosecuzione della convivenza, a meno che non si verificassero, appunto, fattori di intollerabilità oggettiva.

Ma non necessariamente la frattura del rapporto coniugale è imputabile ad una violazione così grave: spesso la condizione di disaffezione e distacco di una delle parti è determinata da altre cause.

conviventiL’incompatibilità di carattere, il contrasto fra differenti culture e credi ideologici e religiosi, il distacco fisico e psicologico, un esasperato spirito di autonomia dei coniugi o magari la presenza di fatti oggettivi, indipendenti dalla volontà di uno o di entrambi i coniugi (ad esempio una malattia psichica o fisica di uno di essi), così come il venir meno della volontà di vivere insieme, possono determinare il verificarsi di quella intollerabilità alla convivenza in grado di giustificare una sentenza di separazione. [Cass. N.1164/2014]

Nessuno può essere obbligato ad una convivenza non voluta.

Quando la vita insieme è un continuo ferirsi l’un l’altro e non si riescono più a sopportare neanche le virtù del partner, la separazione è un toccasana.

La fine del rapporto diventa un nuovo inizio, un nuovo punto di partenza per vivere magari single ma felici e pieni di ironia.

Quella ironia e vivacità che riconquistò una mia cliente quando si presentò in studio con una t-shirt sulla quale aveva fatto scrivere:“Io e mio marito abbiamo divorziato per differenze religiose. Lui pensava di essere Dio e io no”.

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