13 gennaio 2014 Francesca Forani

Il valore di una condanna

Può una condanna essere uno stimolo per cambiare?

In un paese come il nostro, in cui le leggi ed i principi di diritto non vengono rispettati ma solo subiti, la sentenza di condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo n. 77/07, emessa lo scorso 7 gennaio, potrebbe essere un ottimo catalizzatore del cambiamento.

Stiamo parlando della pronuncia adottata dalla Corte di Strasburgo nei confronti dell’Italia, in materia di attribuzione del cognome materno.

Attualmente nel nostro paese al neonato si attribuisce il cognome del padre, mentre solo in casi eccezionali e mediante una macchinosa procedura è possibile inserire anche il cognome materno [vedi anche art “Voglio il cognome di mamma!”].

La Corte e.d.u. (Corte europea dei diritti dell’uomo) ha stabilito che “La preclusione nell’assegnazione al figlio del solo cognome materno è una discriminazione sulla base del sesso e costituisce una violazione dell’art. 8 e dell’art. 14 della Convenzione europea sui diritti del’uomo.”

Anche il rispetto della vita privata ed il divieto di eccesive ingerenze da parte dello stato nella vita familiare, devono essere rispettivamente garantiti e tutelati.

condanna atto di nascitaL’importanza della suddetta sentenza, tuttavia, va identificata nell’obbligo imposto allo Stato Italiano “di adottare misure di carattere generale costituite dalla approvazione di una normativa conforme al quadro convenzionale “.

In poche parole, l’Italia ha due opzioni da esercitare nel breve lasso di tempo di tre mesi: procedere ad una immediata modifica della propria normativa per rispettare la Convenzione dei diritti dell’uomo, o impugnare la decisione della Corte chiedendone il rinvio alla Grande Camera.

La condanna ci offre una grande opportunità per rimediare al vuoto legislativo ed alla persistente discriminazione sessista nel nostro Paese.

Un particolare ringraziamento va ad Alessandra Cusan e Luigi Fazzo, i due coniugi milanesi che dal 2000 combattono contro le norme italiane che rendono impossibile l’attribuzione del cognome materno ai propri figli.

La loro determinazione e costanza ha reso migliore la nostra società nel compimento di un ulteriore passo verso l’effettiva parità uomo-donna: per questo dovrebbero essere annoverati fra coloro che hanno contribuito a cambiare l’Italia.

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