30 dicembre 2013 Francesca Forani

Felicità, un diritto immaginario!

Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità, scriveva Epicuro nella celeberrima lettera inviata a Meneceo.

“A tutti gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità”, sanciva la Dichiarazione di Indipendenza Americana del 4 luglio 1776.

The Pursuit of Happiness (la ricerca della felicità) è diventato un must, un imperativo categorico da raggiungere a tutti i costi.

Ma che cos’è la felicità?

La scuola di pensiero più tradizionale vede nella ricchezza e nell’abbondanza di beni materiale la fonte principale di felicità e benessere.

E si sa che le banconote asciugano le lacrime meglio di qualsiasi fazzoletto.

felicitàConsolano vedove, rendono più sopportabili i tradimenti e favoriscono gli accordi in sede di divorzio.

Un cospicuo assegno di mantenimento trasforma la moglie più spietata in un arrendevole agnellino.

Ma quando le condizioni economiche del coniuge economicamente più forte mutano in senso peggiorativo, il fatidico diritto a mantenere lo standard economico e sociale goduto durante il rapporto di coniugio “viene iscritto nel catalogo dei c.d. diritti immaginari.

Ha così stabilito il Tribunale di Milano, sezione IX, con decreto del 2.10.2013, evidenziando come L’impoverimento del soggetto che somministra le sostanze alimentari al nucleo familiare determina necessariamente e conseguentemente l’impoverimento dello stesso nucleo familiare che non può vantare un diritto a mantenere un determinato tipo di vita ed un determinato standard di benessere sociale ed economico; diritto che ben può essere iscritto nel catalogo dei cd. diritti immaginari che non trovano tutela nell’ordinamento giuridico non esistendo un diritto ad essere felici. “

Quindi, laddove venga dimostrata, mediante allegazione di prove concrete e circostanze sopravvenute, una mutazione delle condizioni economiche del coniuge onerato, quest’ultimo vanta un diritto alla modifica e alla revisione delle condizioni di separazione o divorzio, e ciò a prescindere dal diritto dell’altro coniuge al mantenimento dello stile di vita tenuto in costanza di matrimonio.

La Giurisprudenza delle Sezioni Unite ha considerato immaginari il diritto alla qualità della vita, al tempo libero, allo stato di benessere, alla serenità ed il diritto ad essere e vivere felici, escludendo ogni risarcibilità dei fastidi della vita quotidiana che non integrano la lesione di specifici diritti inviolabili della persona.

Forse la felicità è qualcosa che possiamo solo inseguire e che non riusciremo mai a raggiungere.

Nel frattempo, cerchiamo di non scegliere l’infelicità.

Essere felici è una scelta: “Immagina … puoi!”.

 

 

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Comments (2)

  1. Sandro FOGLIA

    Quando si parla di felicità,credo che da certe persone ci sia molto da imparare. La felicità, più che immaginarla per poterla avere, dobbiamo prima definirla,capire bene, per noi,cosa essa rappresenti.
    …c’è, è intorno a noi,nelle cose semplici e banali purtroppo oscurate dalla quotidianeità, ma soprattutto è dentro di noi riposta in qualche angolo del nostro animo che purtroppo solo pochi sanno scovare…non perchè sono più bravi ma perchè cercano ad occhi aperti…credetemi,è più vicina e raggiungibile di quanto voi crediate.
    Buon 2014, con la speranza che in molti riprendano a vedere!!!:-)

    Sandro

  2. pamina

    …se la felicità è un diritto che ad ognuno di noi deve essere riconosciuto bisogna anche dire che capire cosa vuol dire essere felici non è facile,non ci sono ricette per procurarsi momenti fugaci che scompaiono in spazi psicologici ancora più lontani.C’e chi fa ricorso all’alcol,alla droga,a collegamenti usando la rete internet”che fa cadere precipitosamente verso dolorose felicità che fanno pagare molto cari “paradisi artificiali”
    BISOGNA ESSERE EDUCATI a trovare intorno a noi e nelle cose semplici e banali per trovare la via per essere felici.Dare e ricevere amore a chi sta con noi e intorno a noi.E’ se questo non avviene pensiamo a quello che abbiamo ricevuto .Diceva Erikson noi siamo quello che abbiamo ricevuto(pensando al periodo infantile).

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