23 dicembre 2013 Francesca Forani

Consigli per gli acquisti

Compro ergo sum!

Compro, quindi esisto e mi sento realizzata.

Se non ci perdiamo neanche una svendita, se il navigatore della nostra auto ha in memoria solamente gli indirizzi degli outlet e se siamo aggiornatissime sulla apertura dei vari temporary shops, potremmo rientrare nella tipologia dei soggetti a rischio oniomania.

Termine che definisce un disordine comportamentale, più comunemente conosciuto come sindrome da shopping compulsivo, in grado di provocare significative conseguenze nella vita personale e familiare del soggetto colpito.

Sembrerà banale, ma la modalità con cui effettuiamo i nostri acquisti può avere importanti ripercussioni sulla vita di coppia, tanto da costituirne una giusta causa di addebito delle separazioni.

acquistiCosì, infatti, ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza del 18.11.2013 n. 25843 definendo “l’impulso irrefrenabile ed immediato ad acquistare e la tensione crescente, alleviata soltanto con l’acquisto di beni mobili, della quale il coniuge sia pienamente consapevole, tale da potersi ritenere capace di intendere e di volere, configura una violazione dei doveri matrimoniali ai sensi dell’art. 143 c.c. e costituisce giusta causa di addebito della separazione.

Sottovalutare questa sempre più frequente tendenza all’abuso di shopping, anche futile, è un errore.

Trattasi, infatti di una vera e propria patologia che, sebbene non citata tra i disordini mentali del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorder-Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali curato dall’American Psychiatric Association) è considerato un disturbo psicologico del “controllo degli impulsi”, alla stessa stregua del gioco d’azzardo compulsivo (ludopatia) e della internet-mania.

Avere una errata percezione del denaro in grado di determinare una “incontenibile propensione al consumo mediante l’acquisto di beni di vario genere senza il carattere della necessità“, ha determinato il Giudice Tutelare del Tribunale di Varese [decreto del 3.10.2012] ad emettere la misura protettiva della amministrazione di sostegno in favore della donna affetta dalla sindrome da acquisto compulsivo.

Il Giudice ha ritenuto di dover sottoporre la beneficiaria “spendacciona” ad un programma di sostegno, sottoposto al costante  controllo dell’amministratore di sostegno  nominato, consistente nella introduzione delle c.d. soglie di spesa settimanali e mensili e nella tenuta di un diario delle spese in cui dovranno essere annotate e documentate ogni acquisto e spesa compresa quello dello shopping.

Dalla valutazione dei progressi dipenderà la durata della misura di tutela, che sarà revocata dal Giudice Tutelare non appena la beneficiata abbia riacquistato una minima capacità di gestione del risparmio e del proprio reddito .

Cerchiamo, quindi, di calmare le nostre insicurezze e frustrazioni, di non smarrire la giusta percezione del denaro e la nostra autostima, perché come dice la legge di Murphy: “L’unica maniera per ritrovare un oggetto smarrito è comprarne uno nuovo !”

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