21 ottobre 2013 Francesca Forani

Questo non è amore: fermiamo la violenza domestica!

yLa Baronessa Catherine Ashton, alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea, ha recentemente definito  la violenza sulle donne come “la più diffusa violazione dei diritti umani del nostro tempo”.

Siamo di fronte ad un vero e proprio massacro, ad una carneficina che ci coinvolge tutte: mogli, madri, compagne, amanti e figlie.

Se non sei mia non sarai di nessun altro, è il mantra che sta alla base del concetto di amore = possesso di troppi rapporti sentimentali.

Lo ha ben espresso Dacia Maraini scrivendo che “L’amore-possesso, quando è posto in discussione dal pensiero autonomo dell’amata, mette in crisi l’identità stessa dell’amante che, per paura, si trasforma in mostro. Mi rimane la domanda: perché la coscienza sociale, le nostre coscienze, non sono turbate quanto dovrebbero?

In realtà siamo letteralmente terrorizzate da ciò che quotidianamente accade.

Quasi quarantamila denunce in quattro anni.

Il fenomeno della violenza di genere non colpisce più un determinato target di persone, uno specifico gruppo di donne accomunate da una estrema vulnerabilità sia economica che psicologica, come le immigrate, le rifugiate, le disabili, le prostitute, le vittime di tratta ecc.

Questo tipo di violenza colpisce tutte noi, non conosce barriere geografiche e culturali, né di classe o etniche.

Parafrasando una famosa canzone portata alla ribalta da Whitney Houston dobbiamo dire che “We are every woman!”.

Dobbiamo identificarci con ogni donna che soffre e trasformare la loro sofferenza in un grido comune di solidarietà.

Ma cosa si intende per violenza domestica?

Il decreto legge 13 agosto 2013 n. 93 così la definisce : “[…] tutti gli atti, non episodici, di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali e precedenti coniugi o persone legate da relazioni affettiva in corso o pregressa, indipendente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima.

Lo scorso 15 ottobre tale decreto è stato convertito nella Legge n. 119 con alcune modifiche, volte alla previsione di nuove ipotesi di reato aggravato ed alla predisposizione di risorse finanziare per la creazione di case-rifugio a tutela delle vittime.

La nuova legge ha previsto, inoltre, l’elaborazione da parte del ministro delle pari opportunità di un piano per il recupero dei cosiddetti soggetti maltrattanti e per la sensibilizzazione dei media all’adozione di codici di autoregolamentazione affinchè l’informazione sia volta al rispetto delle donne.

Il solo intervento legislativo, però, non basta.

E’ diventato indispensabile promuovere campagne di sensibilizzazione per prevenire questo tipo di violenza e per creare e/o potenziare le azioni di sostegno e di integrazione sociale delle vittime.

La commissione europea in tal senso è già attiva dal 1997 con il programma Daphne, attraverso  il quale sostiene finanziariamente tutta l’attività di ricerca, prevenzione e cura delle vittime di violenza domestica.

L’Europa è in prima linea anche con il cosiddetto OPE, ordine di protezione europeo, efficace e concreto strumento di cooperazione che riconosce uguale tutela alle vittime di reati in tutta l’Unione Europea introdotto con la direttiva 2011/99/UE del 13.12.2011.

E’ un sistema utile a punire e ad allontanare gli aggressori, vietando a questi l’accesso ai luoghi ove la persona protetta risiede e applicando restrizioni per quanto concerne il contatto e l’avvicinamento alla vittima.

Gli stati membri devono provvedere al recepimento della direttiva entro l’11 gennaio 2015 ed essa permetterà a chiunque goda di protezione in uno Stato UE di ottenere la medesima protezione anche se si muove in un altro Paese membro.

Cogliamo, quindi, l’invito di Ernesto Che Guevara: “Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo.”

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Comments (6)

  1. Mariagrazia

    E’ terribile confrontarsi con questa realtà, pensare di avere in casa un potenziale mostro è difficile da accettare per chiunque. Se ci sono dei segni che fanno allarmare si possono prendere provvedimenti ma se la violenza esplode inaspettata è impossibile. Urge la realizzazione immediata di campagne di sensibilizzazione, come suggerisci giustamente. Ma che siano rivolte soprattutto agli autori della violenza oltre che alle vittime. Grazie!

  2. Andrea

    Secondo me è difficile riconoscere il limite, soprattutto se si tratta di violenza psicologica o economica, oltre il quale si può parlare di violenza domestica. Guardare dal di fuori la relazione e riconoscersi nel ruolo di vittime è un’impresa che richiede una forza enorme. Spesso la presenza di figli annebbia la vista e ci si sacrifica sopportando piccole ingiustizie quotidiane in nome del loro bene.

    • barbara

      Ciao Andrea. Non è difficile capire che il tuo compagno ti maltratta, soprattutto quando hai paura che qualsiasi respiro lo possa far esplodere con te o i tuoi figli, quando lui contribuisce arbitrariamente alla conduzione famigliare sia economica che gestionale, quando ti denigra per ogni cosa che fai o che sei, quando ti picchia e lo fa con i tuoi figli.
      E’ difficile scappare, quando in un momento di crisi hai paura di come potrai andare avanti economicamente da sola….
      Soprattutto quando sei morta dentro e vorresti smettere di lottare dopo che l’hai fatto per tutta la vita, ma non puoi perché i tuoi figli hanno bisogno di te, e ancora una volta dovrai metterti da parte e rimandare di curare le tue ferite perché le loro ti fanno più male.
      Questi uomini sono mostri che spengono sorrisi e uccidono speranze passando per vittime agli occhi della società mentre noi donne, che vittime lo siamo veramente, paghiamo l’ignoranza di chi ci stà attorno.

      • alberto

        Qualcuno mi sa spiegare il senso di tutte ste campagne contro la violenza sulle donne? praticamente in quasi tutto il globo esiste parità di diritti uomo-donna ma mi spiegate perchè le morti sul lavoro in Italia sono al 97% uomini e 3% donne? dov’è la parità ? forse perchè dietro a sta presunta parità diritti-doveri si cela una profonda differenza di ruoli uomo-donna? perchè se un uomo vive una vita soggiogato dalla personalità dominante della donna è un scemo e se una donna subisce sopprusi dal suo uomo è una vittima? la violenza psicologica a volte è cosi destabilizzante che porta al suicidio.lungi da me non condannare quei personaggi maschi che usano violenza alle donne ma neanche quelle donne che con la loro scaltrezza fanno del loro uomo ciò che vogliono. penso che bisogna smetterla di erigere attorno alla donna L’ aureola di” preziosa” che viene inculcato fin da piccole nell’educazione.se la tua donna od il tuo uomo ti usano violenza psicologica o non non hai che da decidere se rimanere nel ruolo di vittima od uscirci.ci sarà parità di ruoli, diritti e doveri quando quella statistica sarà del 50% e 50%.

        • FamigliaBlog

          Gentile Alberto, il fenomeno delle cd. morti bianche non può essere paragonato al femminicidio: è ovvio che la percentuale maschile di morti sul lavoro sia più alta rispetto a quella femminile, in quanto alcune tipologie lavorative sono ad esclusivo appannaggio degli uomini. L’uso della violenza è sempre e comunque intollerabile per la risoluzione di qualsiasi tipo di conflitto. Il femminicidio però non è una moda ma – dati alla mano – una triste realtà, che vede come protagonisti uomini incapaci di accettare la parità tra i sessi. Sembra un pò un azzardo parlare, come fa lei, di violenza psicologica in riferimento a donne che “con la loro scaltrezza fanno del loro uomo ciò che vogliono”. Ben altra cosa è la violenza che certi uomini perpetrano a danno delle proprie donne, lo stato di profonda umiliazione in cui le riducono, il terrore in cui sono costrette a vivere tutti i giorni. Basterebbe che lei leggesse con attenzione il commento lasciato qui sopra da Barbara per rendersene conto.

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