7 ottobre 2013 Francesca Forani

2-(1)Confucio diceva che “Avere la coscienza pulita è segno di cattiva memoria”.

Nulla di più vero.

Basti pensare alla battaglia delle colpe, delle responsabilità e degli addebiti che si scatenano quando i giochi tra marito e moglie sono finiti (the game is over).

Scatta il countdown degli insulti, dei “ricatti” ed inizia una lunga e feroce guerra che vedrà entrambi gli ex coniugi perdenti e con il portafoglio notevolmente alleggerito.

L’intollerabilità della convivenza non determina solamente la crisi del rapporto coniugale, ma ha una efficacia causale sulla determinazione della cosiddetta addebitabilità della separazione.

Per decidere di chi è la colpa, il giudice deve svolgere una indagine globale e comparativa dei comportamenti di entrambi i coniugi e poi deve valutare chi dei due abbia dato il contributo maggiore alla crisi matrimoniale.

Ma quali sono i presupposti di una pronuncia di addebito?

Primo fra tutti la violazione cosciente e volontaria di uno dei doveri matrimoniali che determini l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza o un grave pregiudizio all’educazione dei figli.

Ovviamente non sono sufficienti episodiche ed isolate violazioni di singoli doveri coniugali:

il giudice dovrà attentamente accertare il contesto in cui le stesse siano maturate, dovrà tener conto dei comportamenti complessivi di entrambi i coniugi, chi per primo è stato inadempiente e quali siano stati i comportamenti di reazione dell’altro coniuge assunti a difesa delle sofferenze materiali e spirituali patite.

Qualora i fatti accertati si traducano “in una aggressione a beni e diritti fondamentali della persona, quali l’incolumità e l’integrità fisica, morale e sociale dell’altro coniuge ed oltrepassino quella soglia minima di solidarietà e rispetto comunque necessaria e doverosa per la personalità del partner, essi sono insuscettibili di essere giustificati come ritorsione e reazione al comportamento“ del coniuge inadempiente [Cass. Civ. n. 15101/2004].

Può accadere, infatti, che i comportamenti di entrambi i coniugi siano valutabili come gravemente contrari ai doveri imposti dal matrimonio ed idonei a produrre la rottura del rapporto coniugale, configurando, così, una pronuncia di addebito della separazione ad entrambi i coniugi [Cass. Civ., sez. I, sentenza 26 giugno 2013 n. 16142].

L’addebito, nato come sanzione specifica a carico del coniuge colpevole di comportamenti contrari al matrimonio, potrebbe ricadere così su tutti e due i coniugi con conseguenza di carattere patrimoniali particolarmente onerose per entrambi, che vedrebbero il venir meno dei reciprochi obblighi di assistenza (assegno di mantenimento) ed i vincoli di carattere ereditario.

Si sa che l’equilibrio è una dote rara e dovrebbe essere utilizzata soprattutto nei momenti di crisi e di conflitto perché, come scriveva il Manzoni nei Promessi Sposi, “La ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell’una o dell’altro.”

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Comments (10)

  1. Giovanna

    Una mia amica, ispettore di polizia, mi ha informata che nelle cause penali esiste la possibilità di usufruire del gratuito patrocinio, cioè la possibilità dell’assistenza di un avvocato pagato dallo stato, qualora il proprio reddito sia inferiore a 10.700 euro circa. Di questa opportunità usufruiscono molti stranieri… è valido anche nelle cause civili?

    • Gentile Giovanna, l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato è prevista per tutti i giudizi in materia civile, penale, contabile, tributaria ed amministrativa, qualora si sia in possesso dei requisiti di reddito previsti dalla legge (il reddito imponibile ai fini dell’imposta personale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non deve essere superiore a € 10.766,33).

  2. enrico_79

    In una causa di separazione è sempre obbligatorio richiedere l’assistenza di un avvocato o esiste la facoltà di “difendersi” da soli?

    • Gentile Enrico, i coniugi hanno l’obbligo di farsi assistere da difensori durante tutto il corso del procedimento di separazione, quindi fin dalla prima udienza davanti al presidente del tribunale in cui devono comparire personalmente per tentare la conciliazione.

  3. bene_virgilio72

    Se ho capito bene, tutto viene messo in mano all’indagine del giudice e quindi alle prove che si riescono a portare, ma quando si agisce in buona fede non si pensa certo a costruirsi un “alibi” e spesso l’ingenuità può diventare una colpa. Ad esempio, il tradimento perpetuato dal marito e poi scoperto, induce magari la moglie, trascurata a ripagarlo con la stessa moneta e qui forse le colpe si equiparano. Giusto? Grazie anticipatamente.

    Benedetta

    • Gentile Benedetta, è il giudice che valuta di volta in volta i comportamenti tenuti dai coniugi e, se li ritiene ugualmente contrari ai doveri imposti dal matrimonio ed idonei a determinare la rottura del rapporto coniugale, può pronunciare una sentenza di separazione con addebito ad entrambi.

  4. martina@libero

    Quasi sempre, in base alle mie esperienze, è la donna a prendere la decisione di separarsi, mentre l’uomo per orgoglio e per principio non vuole ammettere le sue colpe e si sente sempre la coscienza apposto, proprio come si cita all’inizio del post. Non si riesce poi ad avere il distacco necessario per decidere di rivolgersi allo stesso avvocato evitando così spese superflue separandosi consensualmente.
    E’ possibile richiedere lo stesso avvocato del marito, anche se il marito non vorrebbe?

  5. alba

    In una consensuale, se non si stabilisce un accordo circa la quota mensile da versare dal marito che lavora a moglie e figli, bisogna fare la giudiziaria per fare decidere un giudice? la consensuale però, sarebbe ideale, se accettata da entrambi, per non farsi altre guerre per l’affido dei figli, presumibili tradimenti e tendenze inusuali del marito???

    • Gentile Signora,è ovvio che una separazione consensuale è più rapida ed indolore, ma è necessario l’accordo dei coniugi su tutti gli aspetti, patrimoniali e non. Qualora non sia possibile definire consensualmente l’assegno di mantenimento per il coniuge ed i figli, la separazione giudiziale diventa l’unica strada percorribile.

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