16 settembre 2013 Francesca Forani

Vaccino sì o vaccino no?

immagine bimbo vacciniDal 1796, anno in cui avvenne il primo tentativo di effettuare vaccini ad opera di E. Jenner, di strada ne è stata fatta.

Leggendo l’enciclopedia Treccani on line scopriamo che “il termine vaccino (dall’aggettivo latino vaccinus, derivato di vacca,) in origine fu utilizzato per indicare sia il vaiolo dei bovini (vaiolo vaccino) sia il pus ricavato dalle pustole del vaiolo bovino, impiegato per praticare l’immunizzazione attiva contro il vaiolo umano.

Senza ombra di dubbio le vaccinazioni hanno consentito il debellamento di  gravi malattie come la poliomelite ed il tetano, riducendo invece al minimo i rischi per malattie come il morbillo, pertosse, epatite B e meningite.

Le vaccinazioni di massa hanno creato la c.d. immunità di gregge, per cui non ci si ammala più grazie alla grandissima percentuale di vaccinati.

Le campagne nazionali di vaccinazione hanno subito negli ultimi vent’anni significativi aggiornamenti:

dal 1991 sono diventate quattro le vaccinazioni obbligatorie (difterite, tetano, poliomielite ed epatite B).7

Dal 2001, però, si è imposta la somministrazione del vaccino esavalente contenente sei antigeni per la protezione contro due ulteriori malattie come la pertosse e l’emofilo B.

Non esiste una legge dello stato che impone ai genitori la somministrazione di sei vaccini contemporaneamente ai propri figli, invece dei quattro obbligatori, ma di fatto non sono reperibili i vaccini singoli, per cui la somministrazione dell’esavalente è diventata prassi obbligatoria.

La notizia rimbalzata su tutti i media il 6 ottobre 2012, relativa all’immediato ritiro del vaccino esavalente per rischio contaminazione batterica pericolosa, ha creato scalpore e disorientamento.

Ad oggi risulta che Slovacchia, Spagna, Germania, Australia, Canada e Francia ed altre 13 nazioni hanno provveduto a ritirarlo.

In questo quadro normativo internazionale così eterogeneo, si inserisce  la variegata realtà italiana che differisce da regione a regione.

Dal 2008 in Piemonte, Toscana e Veneto i vaccini non sono più obbligatori, ma solo consigliati, ed in altre regioni sono state abrogate le sanzioni per la mancata vaccinazione obbligatoria.

In Italia, tuttavia, è in vigore la Legge n. 165 del 27.05.1991 che prevede, in capo a coloro che esercitano la potestà parentale o la tutela sul minore, l’obbligo di provvedere alla vaccinazione obbligatoria e la conseguente comminazione di sanzioni in caso di inottemperanza.

“L’aspetto coercitivo di tale obbligo lascia, però, impregiudicata la facoltà, per i genitori di fornire valide controindicazioni, non essendo ammissibile l’obiezione di coscienza, qualora il vaccino esponga il minore ad un rischio sanitario. “ [Cass.Civ., Sez.II, 01.06.2010, n.13346].

Le ASL di alcune regioni ( Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, Lombardia , Toscana e Friuli) hanno istituito l’uso del c.d. dissenso informato.

Si tratta di una sorta di diritto alla obiezione vaccinale con la consapevolezza che una quota parte di non vaccinati è comunque tollerabile in virtù dell’elevato numero di vaccinati.

Invece la mancata certificazione delle vaccinazioni non comporta il rifiuto di ammissione dell’alunno alla scuola dell’obbligo o agli esami.

Esiste, in tal senso, dal 1999 un decreto del Presidente della Repubblica che regolamenta definitivamente questa problematica.

Ma nessun programma di vaccinazione obbligatoria è esente da rischi.

E quali sono le possibili, indesiderate e gravi conseguenze connesse ad una vaccinazione obbligatoria o consigliata?

Diversi tribunali italiani hanno riconosciuto il nesso di causalità tra la vaccinazione e l’insorgere dell’autismo, che comprende un vasta gamma di disordini dello sviluppo che interessano la comunicazione, le abilità sociali e la capacità del bambino di condurre una vita normale.

Queste problematiche, purtroppo non così infrequenti, evidenziano la difficoltà di conciliare l’interesse collettivo a debellare determinate malattie ed i diritti individuali di chi viene sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio in deroga al principio  costituzionale  stabilito all’art. 32  comma 2 della Costituzione, in base al quale  “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

Il primo tentativo di risolvere la problematica è stato fatto dal legislatore italiano con l’emanazione  della Legge n. 210 del 25.02.1992, che ha riconosciuto un indennizzo alle vittime delle conseguenze delle vaccinazioni obbligatorie.

Tale legge, introducendo un meccanismo non fondato sul criterio della colpa ma rispondente solamente all’esigenza di equità e giustizia, permette al danneggiato di ottenere un indennizzo (da non confondere con il risarcimento) che viene liquidato in forma diluita mensile o, in caso di morte, in un’unica soluzione.

Se riflettiamo sul fatto che i vaccini forniscono una immunità solo temporanea e che non tutti, a somministrazioni identiche, producono abbastanza anticorpi per difendersi, possiamo concludere che i vaccini essendo farmaci non possono essere somministrati massivamente a tutti.

Forse per ottenere una immunizzazione veramente efficace non ci rimane che creare e sviluppare nuove terapie di vaccinazione personalizzate per ogni bambino.

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Comments (4)

  1. Valentina

    Sarebbe opportuno che tutte queste informazioni preziose vengano fornite tempestivamente alle neo mamme per poterle valutare tempestivamente prima di decidere come comportarsi!

    • Gentile Valentina, le mamme interessate possono sicuramente rivolgersi alle ASUR territorialmente competenti per avere informazioni prima di scegliere se ed a quali vaccini sottoporre i propri figli, così come al medico di base.

  2. viviana

    per quanto mi riguardo, ho fatto tutti i vaccini a mio figlio , senza fino adesso riscontri negativi. Dico solo che una malattia come il morbillo, o la meningite non hanno cura!

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