16 luglio 2013 Francesca Forani

Diamo voce ai minori in caso di separazione

imgres “SENTI CHI PARLA! “ è la simpatica commedia girata nel     1989 grazie alla quale abbiamo immaginato e interpretato i pensieri di un neonato, magistralmente declamati da Paolo Villaggio nella versione italiana.

Il viaggio nella mente del neonato, ci ha fatto capire che nel suo cervello , apparentemente indifeso ed inconsapevole, accade molto più di quanto possiamo immaginare.

I neonati iniziano a sviluppare veri e propri superpoteri a soli pochi mesi di età, hanno capacità di discernimento e soprattutto sviluppano un forte senso di empatia con tutti coloro che li circondano.

Quindi dobbiamo sapere come prestargli ascolto.

Non dobbiamo dimenticare che il minore è titolare di un vero e proprio diritto all’ascolto ed in quanto soggetto di diritto, allo stesso va data voce .

Le “LINEE GUIDA DEL CONSIGLIO D’EUROPA PER UNA GIUSTIZIA A MISURA DI BAMBINO”, adottate dal Comitato dei Ministri il 17 novembre 2010, hanno evidenziato il diritto del minore ad avere la possibilità di esprimere la propria opinione nell’ambito dei procedimenti che lo riguardano. “I giudici dovrebbero rispettare il diritto dei minori ad essere ascoltati in tutte le questioni che li riguardano“.

La crisi familiare, i procedimenti di separazione e divorzio dei genitori offrono l’occasione al giudice di prendere in considerazione il pensiero del minore, che  pur non essendo formalmente parte del procedimento, diventa inevitabilmente  il destinatario indiretto dei provvedimenti adottati  che interferiscono con i suoi interessi.

L’art. 155 sexies cod. civ., introdotto dalla legge n. 54/2006, disciplina l’audizione del minore attribuendo in capo al giudice l’obbligo di ascoltare il minore nei procedimenti di separazione o di divorzio

L’ascolto non è doveroso per i minori che non abbiamo compiuto i 12 anni di età che possono essere sentiti solo quando sia accertata la loro capacità di discernimento, mentre per i maggiori di 12 anni tale capacità si presume.

Ovviamente nel caso di separazioni consensuali che si concludono con un accordo dei genitori sull’affido e sulle relative modalità operative, non vi è necessità di procedere all’audizione dei figli minori.

Tale necessità viene a galla quando la conflittualità dei genitori sia particolarmente evidente e diventa fondamentale rispettare la volontà del figlio minore e la sua capacità di autodeterminazione.

L’audizione può essere esclusa solo quando contrasti con l’interesse del minore, con il suo sviluppo psicofisico e quando il “ sentirlo può risultare per-turbante della sua pacifica serenità.”[Tribunale per i Minorenni di Trieste 28 Marzo 2012]

L’ascolto del minore consente una partecipazione consapevole del minore alle procedure che in qualche modo lo coinvolgono.

A questo proposito va segnalata una importante pronuncia del Tribunale per i minorenni di Trieste del 14 dicembre 2011 che prevede la possibilità di una rinuncia al diritto del minore di essere ascoltato dal giudice che deve prendere decisioni che lo riguardano, se adeguatamente rappresentato da un curatore speciale.

Ascoltare i minori è un’attività complessa  che non si esaurisce nell’interpellare i bambini sui provvedimenti che li riguardano, ma nel renderli partecipi ai processi che li coinvolgono per capire ciò che stanno vivendo, per far chiarezza sui loro bisogni ed interessi,  per far emergere le loro aspettative per il futuro e per tener conto dei loro sentimenti e paure.

Si è detto che un buon ascoltatore di solito sta pensando a qualcos’altro, ma non è così.

“…l’ascoltatore fino e puro deve immergersi con la concentrazione fino a cogliere il senso profondo del discorso e la reale disposizione d’animo di chi parla.” Plutarco- L’arte di ascoltare-

Comment (1)

  1. Veronica

    E’ difficile valutare l’interesse psicofisico del minore. Credo che una separazione sia comunque sempre traumatica per un figlio, come pure assistere ai litigi dei genitori o sentire l’atmosfera conflittuale. Ogni bambino/adolescente ha un suo specifico modo di sentire e un suo carattere. Prova evidente la diversità di caratteri di fratelli o sorelle educati e cresciuti dagli stessi genitori, ognuno con reazioni diversi alla stessa situazione.

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